Fabio Porta sulla realtà degli ’Italiani nel Mondo’ (Giugno ’26).

(Il Deputato Fabio Porta con sottofondo la città di San Paolo del Brasile dove vive)

Di Rainero Schembri

La festa del 2 giugno in Italia viene celebrata con un diffuso coinvolgimento da parte della popolazione: ma cosa succede, invece, dall’altra parte dell’oceano, tra i milioni di italiani residenti all’estero? Lo abbiamo chiesto a Fabio Porta, deputato eletto nella Circoscrizione Sud America (PD) in apertura della nostra rubrica mensile dedicata proprio all’altra Italia, fatta da 60 milioni di italiani e cittadini di origine italiana.

Allora, on. Porta, cosa pensano in genere gli italiani all’estero sulla Festa della Repubblica?

Prendo spunto dalle parole del Presidente Mattarella che ha voluto ricordare che “la Repubblica vive nei valori della Costituzione e nella partecipazione dei cittadini. Rivolgendosi, poi, in particolare agli italiani residenti in Sud America ha espresso il più sincero ringraziamento per il contributo che quotidianamente questi italiani offrono nel mantenere vivi i legami con il nostro Paese, promuovendone la cultura, i valori e l’identità. Non penso che ci sia molto da aggiungere.  

Oltre che all’Italia come Nazione, è noto che gli italiani all’estero rimangono molto legati anche alle origini regionali. Recentemente è stato pubblicato, ad esempio, il libro ‘Abruzzo: i campioni siamo noi’. Di cosa si tratta?  

Più che di una raccolta di storie sportive si tratta di un omaggio alla forza dell’emigrazione abruzzese, alla memoria delle famiglie partite dall’Italia e alla capacità dei nostri connazionali nel mondo di affermarsi con talento, sacrificio e senso di appartenenza. Possiamo, quindi, solo ringraziare gli autori Generoso D’Agnese, Geremia Mancini e Duilio Rabottini per questo prezioso lavoro di ricerca e memoria, che merita di essere valorizzato anche presso le comunità italiane all’estero.

Un altro libro che ha destato un grande interesse porta la firma dello storico brasiliano radicato in Italia Jair Santos e intitolato Chiesa e Stato in Brasile. Religione, politica e società nella Repubblica (1889-1945). Che giudizio esprime su quest’opera?

Si tratta di un lavoro di grande serietà scientifica e di notevole interesse storico, culturale e politico.Da registrare che il Paese-Continente Brasile, vanta due “record mondiali” che riguardano da vicino proprio la storica presenza italiana a queste latitudini: stiamo, infatti,  parlando della nazione dove vive la più grande collettività di italo-discendenti ma anche della più numerosa comunità di persone di religione cattolica.

Passando dai libri al cinema, ha destato molta curiosità l’iniziativa di portare in Italia una rassegna cinematografica sull’Amazzonia. Ce la può illustrare più nei dettagli?

Parliamo dell’11ª ‘Mostra de Cinema da Amazônia’; una realizzazione della casa di produzione paraense Mekaron Filmes e dell’Instituto Cultural Amazônia Brasil. Il cinema è notoriamente uno strumento prezioso per avvicinare realtà diverse, generare consapevolezza e costruire ponti tra esperienze e sensibilità differenti. Eventi come questo contribuiscono a rafforzare i legami tra Italia e Brasile e ad alimentare una riflessione comune sulle grandi sfide globali. Particolare rilievo assumono, quindi, le date italiane della manifestazione, previste per il 4 e 5 giugno, con proiezioni rispettivamente presso l’Istituto Guimarães Rosa di Roma e la Multisala Verdi di Vittorio Veneto – Venezia.

Lasciando da parte l’arte e la cultura, sappiamo che Lei ha presentato un’interrogazione al Governo sollecitando un accordo tra Italia e Perù contro le doppie imposizioni. Di cosa si tratta?

Abbiamo semplicemente messo in luce il fatto che nonostante il progressivo rafforzamento dei rapporti economici, sociali e culturali tra i due Paesi, nonché la presenza di una numerosa comunità di origine italiana in Perù e una  crescente comunità peruviana residente in Italia., manca completamente una convenzione in materia fiscale tra i due Paesi. Ciò rappresenta un grave ostacolo per lavoratori, pensionati, imprese e investitori, determinando situazioni di doppia tassazione e un quadro di incertezza che frena lo sviluppo delle relazioni economiche bilaterali.

E’ vero che siete riusciti ad ottenere un radicale cambiamento per quanto riguarda l’Assegno Unico Universale?

Certamente. A seguito di interrogazioni parlamentari fatte insieme ai colleghi del PD Toni Ricciardi e Di Sanzo, d’ora in poi per i cittadini di un Paese membro della UE che lavorano in Italia non sarà più necessario aver maturato due anni di residenza né possedere il diritto di soggiorno permanente: sarà sufficiente essere cittadini comunitari iscritti ad una gestione previdenziale italiana e in regola con il versamento dei contributi obbligatori, sia come lavoratori dipendenti che autonomi. Un lavoratore che si trasferisce in Italia per la prima volta avrà diritto all’Assegno Unico Universale sin dal primo mese di attività. Inoltre, è caduto il vincolo della residenza del figlio nel territorio nazionale: l’assegno infatti spetterà anche per i figli a carico che vivono in un altro Stato membro.

Torniamo all’America Latina. Oggi sono in tanti a sostenere che nella nuova geopolitica mondiale appare determinante stabilire una grande alleanza tra l’Europa e l’America Latina. Lei cosa ne pensa?


L’Italia e l’America Latina possono costruire insieme un modello di cooperazione fondato su lavoro, competenze e legalità. Dobbiamo valorizzare il capitale umano latinoamericano e il grande patrimonio degli italo-discendenti, creando canali ordinati e trasparenti. Occorre favorire anche il rientro di giovani italiani dall’estero, expat, italici e discendenti di emigrati italiani. Il partenariato professionale non deve restare un’iniziativa episodica, ma diventare un percorso stabile tra istituzioni, Ambasciate, imprese e associazioni.

E qui tocchiamo anche il tasto dolente della nuova legge sulla cittadinanza. Giusto?

Certo, si tratta diuna legge che tanti di noi hanno definito ‘vergognosa’ non solo per il suo contenuto ma per l’improprio ricorso alla decretazione d’urgenza e per le altrettanto inopportune motivazioni utilizzate dal Ministro degli Esteri per sostenerla. Se oggi celebriamo l’avvio del più grande accordo commerciale della storia, quello UE-Mercosur, e soprattutto i suoi benefici previsti che vedranno l’Italia in prima fila in Europa, è grazie proprio a quei figli-nipoti e pronipoti di italiani che consentiranno ai nostri prodotti di conquistare un mercato che già ci vede leader in tanti settori. Analogamente, non ha senso parlare di “turismo delle radici” se non rispondiamo in maniera coerente e adeguata allo “spaesamento” che quella legge ha prodotto.

In Italia si parla molto di nuova legge elettorale. Lei cosa ne pensa?

Le manovre intorno alla legge elettorale rischiano di sfociare in una sorta di “colpo mortale” a quella lunga marcia verso il pieno riconoscimento dei diritti degli italiani della ventunesima regione. L’ipotesi di collegio unico mondiale senza preferenze ci farebbe precipitare in quella notte dove tutte le mucche sono nere, espropriandoci del diritto di avere rappresentanti dei nostri territori e delle nostre collettività. Dovremmo piuttosto concentrarci sulla ‘messa in sicurezza del voto’, con l’introduzione di poche ma necessarie modifiche come la stampa delle schede in Italia, il codice a barre per la tracciabilità o le buste anti-strappo.

Per concludere, è noto che lei ha un forte legame personale con il mondo del volontariato dell’Azione Cattolica e del Terzo Settore. Risulta che lei ha espresso delle critiche sul Codice del Terzo Settore. In cosa consistono queste critiche?

Intanto, sono critiche costruttive. Il D.Lgs. 117/2017 ha appiattito le differenze, caricando le Organizzazioni di Volontariato di adempimenti burocratici e attenuandone la specificità. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 72/2022, ci ha già indicato la strada: il legislatore non può ignorarla. Non basta semplificare. Servono un Fondo dedicato alle ODV, quote delle Fondazioni bancarie destinate in via prevalente al volontariato, e la concessione gratuita di beni pubblici e di beni confiscati alle mafie. Le ODV non possono dipendere dai bandi a progetto per sopravvivere.




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