
(Foto: Fabio Porta sullo sfondo del manifesto del workshop organizzato dll’Università Sapienza di Roma)
Di Rainero Schembri
Eletto Deputato per il PD nella Circoscrizione Sud America, Fabio Porta rappresenta un preciso punto di riferimento (indipendentemente dagli orientamenti politici), per gli italiani che vivono in Brasile e che costituiscono la Comunità italiana più grande fuori dall’Italia (ra italiani e discendenti di italiani si calcola che siano oltre 30 milioni). In questa intervista Porta si sofferma sull’entrata in vigore dell’accordo UE Mercosur e su alcune tematiche che in questo momento riguardano da vicino i diritti degli italiani all’estero.
On. Porta, finalmente ci siamo. Dopo 25 anni di trattive, il 1 maggio è entrato in vigore l’Accordo UE-Mercosur, il più grande accordo commerciale che riguarda oltre 700 milioni di persone e che lega ancora di più l’Europa all’Argentina, al Brasile, al Paraguay e all’Uruguay. Come giudica questo avvenimento?
Recentemente l’Associazione di amicizia Italia Brasile e l’autorevole Fondazione brasiliana Getulio Vargas hanno organizzato nell’ufficio del Parlamento Europeo a Roma un grande Convegno al quale hanno partecipato una trentina di parlamentari, docenti, studiosi della materia e rappresentanti del Mondo imprenditoriale. L’obiettivo era di individuare tutte le prospettive che questo accordo può offrire sul piano della collaborazione tecnologica e ambientale. Posso dire che è emerso un quadro molto incoraggiante. Personalmente considero il Mercosur il mercato naturale per l’Italia, sia per la massiccia presenza di italiani e cittadini di origine italiana in Sud America, sia per le migliaia di imprese italiane specializzate nei settori della meccanica, dell’energia, dell’agroindustria e delle tecnologie avanzate.
Una progressiva riduzione delle barriere commerciali si tradurrà sicuramente in nuove opportunità di crescita e internazionalizzazione, nonché di innovazione tecnologica. Non a caso durante il convegno è stato da ampio spazio alla Geopolitica e alla Geoeconomia dell’ambiente e delle risorse naturali e, quindi, alle Tecnologie ambientali ed energetiche, con focus su investimenti e internazionalizzazione delle imprese. L’accordo non deve, comunque, rappresentare un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase di collaborazione tra Europa e America Latina, che richiede ora un impegno concreto da parte di istituzioni, imprese e mondo della ricerca per tradurre le opportunità in progetti e relazioni durature.
Cambiando argomento, come rappresentante di milioni di italiani all’estero, ci sembra interessante conoscere il suo parere sul recente decreto sicurezza.
Nel decreto sicurezza approvato dal Senato un emendamento della maggioranza che sostiene il governo Meloni introduce un compenso per il legale che assiste i migranti per i rimpatri volontari. Secondo l’emendamento, con la modifica scatta un compenso al legale della stessa misura del contributo economico oggi previsto per il migrante, e pari a 615 euro. Sarà riconosciuto “ad esito della partenza dello straniero”.
Si trata di un atto gravissimo, che costituirebbe un ulteriore passo verso lo smantellamento dello Stato di diritto. In pratica, viene dato un ‘premio’ economico all’avvocato il cui migrante effettivamente parta e torni nel suo Paese di origine. Un incentivo per gli avvocati alla remigrazione dei loro assistiti.
“Remigrazione” della quale hanno già fatto le spese italo-discendenti in attesa di cittadinanza rimpatriati forzatamente nei Paesi di origine. Dopo aver demonizzato gli avvocati che assistevano gli italo-discendenti che richiedevano la cittadinanza italiana oggi vogliono premiare quelli che “convincono” i loro clienti a non tornare in Italia. Dopo l’eliminazione delle norme che regolavano la cittadinanza degli italiani all’estero, la maggioranza di governo ripropone in altri termini la sua ossessione contro i migranti calpestando diritti individuali e imparzialità della legge. Un piano inclinato dal quale rischiamo di non rialzarci più e che ormai vede nelle migrazioni, in entrata e in uscita, il nemico da abbattere.
E noto che esiste una conflittualità tra l’amministrazione Trump e il Vaticano. Come vede lei i rapporti tra la chiesa e i cittadini, ad esempio, in Brasile?
Recentemente è stato presentato presso la Sala Stampa di Montecitorio il volume di Jair Santos “Chiesa e Stato in Brasile. Religione, politica e società nella Repubblica (1889-1945)”, edito da Carocci. A mio avviso il libro rappresenta un contributo di grande serietà scientifica e di notevole interesse storico e politico: il caso brasiliano rappresenta un chiaro esempio di modernizzazione in cui la separazione tra Stato e Chiesa non comporta la scomparsa del cattolicesimo dalla sfera pubblica. Esiste una netta distinzione, tra laicizzazione e secolarizzazione: la prima riguarda l’assetto istituzionale dello Stato, la seconda l’evoluzione della società e dei suoi riferimenti culturali. Il Brasile dimostra che uno Stato può essere laico senza essere neutrale o indifferente rispetto al ruolo pubblico della religione.
Il libro dedica poi un passaggio rilevante al tema delle migrazioni e della presenza italiana, con riferimento ai capitoli sulla missione di Giovanni Battista Scalabrini e sul clero secolare italiano in Brasile, che testimoniano il contributo delle comunità italiane alla costruzione del Paese. In parole semplici, il volume aiuta a capire che la laicità non è un sinonimo di ostilità verso il fatto religioso, ma uno spazio in cui si ridefiniscono in modo maturo i rapporti tra istituzioni democratiche, pluralismo e tradizioni culturali profonde: in questo modo vengono presentati strumenti utili anche per leggere le sfide delle società contemporanee.
Per concludere parliamo di un caso umano. Le ricentemente ha presentato un’interrogazione parlamentare riguardante il caso Verardini. Di cosa si tratta in concreto?
Diciamo che abbiamo accolto con favore l’attenzione e l’impegno assicurati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nella risposta alla nostra interrogazione sul caso del connazionale Andrea Verardini, gravemente ferito in Colombia. Il lavoro dell’Ambasciata d’Italia a Bogotá e il supporto fornito alla famiglia rappresentano un segnale importante di vicinanza delle istituzioni.
Resta tuttavia un aspetto particolarmente delicato: la famiglia ha dovuto sostenere e continua a sostenere costi molto elevati per le cure, già pari a decine di migliaia di euro. In situazioni di tale gravità, il diritto alla cura e al rientro in Italia non può dipendere esclusivamente dalle possibilità economiche dei familiari.
È quindi necessario valutare ogni strumento utile, anche straordinario, per rendere concretamente possibile il trasferimento sanitario non appena le condizioni cliniche lo consentiranno. Continueremo a seguire con la massima attenzione l’evolversi della vicenda affinché al nostro connazionale e ai suoi familiari sia garantita una risposta tempestiva, concreta ed efficace da parte dello Stato. Ma a proposito di italiani all’estero mi permetta una breve aggiunta.
Prego
Recentemente nell’Aula Magna del Rettorato della Sapienza Università di Roma, si è svolto il workshop “Italia e Brasile: 150 anni di migrazioni, intrecci storici e prospettive future”, promosso dal Dipartimento MEMOTEF, Dipartimento di Metodi e Modelli per l’Economia, il Territorio e la Finanza’.
In quella occasione è emerso chiaramente che l’emigrazione verso il Brasile è parte strutturale della nostra storia italiana e continua a orientare le relazioni tra i due Paesi. C’è, quindi la necessità di avviare politiche di lungo periodo, capaci di valorizzare le comunità italiane nel mondo come reti diasporiche attive e come risorsa di “soft power democratico”. Inoltre, occorre inserire stabilmente la storia dell’emigrazione italiana nei percorsi formativi, per educare a una cittadinanza consapevole e coerente con i principi costituzionali di dignità e solidarietà. E’ fondamentale che si conosca anche in Italia la storia di grandi personaggi italiani che si sono distinti all’estero. Ci sono tantissimi. Cito uno: Ermanno Stradelli morto giusto un secolo fa. Originario del borgo di Val di Taro in Romagna, Stradelli ha fatto conoscere in tutto il mondo la lingua, le leggende, i riti religiosi, le credenze degli indios dell’Amazzonia. Il lavoro di Stradelli è corredato da centinaia di foto, di ricerche e di raccolte di leggende e credenze della popolazione amazzonica.
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Video della Serie ‘Italia e Italiani nel Mondo’ prodotto da REA International.
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