
(Foto. classica pizza napoletana)
Riceviamo da Nello Gargiulo, rappresentate per gli italiani del Cile all’interno del CGIE, il Consiglio Generale degli italiani all’estero, un’interessante e storico articolo pubblicato sul Quindicinale PRESENZA (stampato a Santiago del Cile) che volentieri riproduciamo. In questo articolo Gargiulo rievoca la lunga storia della cucina italiana (recentemente diventata patrimonio dell’UNESCO), nonché il determinante contributo dato delle Comunità Italiane all’estero, alla conoscenza di questa cucina in tutto il mondo.
Nello Gargiulo (membro del CGIE residente in Cile)
Il Patrimonio Unesco è il riconoscimento universale di un determinato bene materiale o anche immateriale di un paese che trascende i propri confini geografici. Senza andare oltre, l’Italia, tra i 61 siti riconosciuti come Patrimoni Unesco, ve ne sono alcuni che non sono materiali ma appartengono alla sfera delle tradizioni e in qualche modo, anche allo stile di vita del Paese e della sua gente. Più che riconoscimento nel caso della Cucina Italiana, si potrebbe anche pensare che “è stata assunta come Patrimonio immateriale dell’Umanità”. Va comunque detto che questo “riconoscimento” nel campo dell’alimentazione e dell’agricoltura era già avvenuto per la pizza napoletana, con l’arte del pizzaiolo napoletano ed il rapporto con chi arrivava nelle pizzerie (nelle prime pizzerie del 700, a Napoli, il Re Ferdinando di Borbone, si racconta, che vi andava di nascosto) e così pure l’arte di coltivare il tartufo (fungo privilegiato) è stata riconosciuta per il legame e la passione del coltivatore italiano che lo fa crescere “alla vista del suo sguardo”.
Qui il rapporto è con l’Ambiente, così attuale nel nostro tempo. Certamente, questa lunga strada per il riconoscimento è stata alimentata negli anni anche dalle settimane della Cucina Italiana nel mondo, organizzate dal Ministero degli Esteri italiano con le Ambasciate e non meno importante dal 1953, quello dell’Accademia Italiana della Cucina con le sue 360 delegazioni nel mondo, di cui 86 all’ estero e tra queste anche quella del Cile.
Con questo riconoscimento, andiamo oltre i Piatti specifici, ricette, procedimenti e preparazioni, come è avvenuto per altre cucine. Qui si è trattato di dare senso ad un unico filo conduttore che è alla base: una cultura dei rapporti e della giovialità che unisce prodotti, territori di produzione, tecniche fino alla tavola, come posto di incontro per apprezzare pietanze tipiche e la buona conversazione che si genera aprendo la strada sempre a buoni propositi ed incontri.
La stessa Osteria nasce sul tardo Medioevo come luogo di incontro dopo le cerimonie Liturgiche. La condivisone e partecipazione comunitaria della Fede continuavano anche dopo, con il condividere nello spirito di allegria un bicchiere di vino e cose semplici che l’oste teneva pronte per i commensali. Il primo tentativo che faranno poi Leonardo da Vinci e Sandro Botticelli al Ponte Vecchio di Firenze, di creare una Taverna con menu già più elaborati non trova rapida accettazione. Bisognerà aspettare per la nascita delle Trattorie e poi dei Ristoranti.
Storicamente, vale la pena ricordare il Conte Cavour che univa la diplomazia alla buona tavola. È una frase sua: “La tavola crea più amici che la mente”. Forse tanta parte dell’Unità d’ Italia si è fatta su quel tavolo del settecentesco ristorante il “Cambio”, a Torino, dove ancora si trova il tavolo che occupava Cavour.
A distanza di quasi due secoli, ci verrebbe da dire che quella frase valeva anche per l’ambiente che si creava a Napoli con la pizza intorno al bancone e al forno. Queste due realtà così diverse si troveranno con l’Unità d’ Italia, unite sotto la stessa bandiera che la Pizza Margherita contribuirà a farla ondeggiare per la penisola e nel mondo.
Le Comunità Italiane all’ estero hanno contribuito a portare la Cucina Italiana nel mondo e sono state pioniere, un po’ allo stile di Caterina dei Medici che fu promotrice in qualche modo del “Made in Italy” dell’epoca, dove maestri e pasticcieri fiorentini vanno con lei, anche se ancora quattordicenne, alla corte di Francia e quella cucina e quello stile che era nato nel Rinascimento fiorentino, lei lo porta come la vera dote del matrimonio che si celebra con Enrico II di Francia.
Oltre alla Cucina Italiana che si espande per il paese e in Europa, anche con la numerosa prole che avrà Caterina dei Medici, sarà assicurata nei secoli futuri, quell’amicizia tra i due popoli, sempre ondulata tra odi e amori ma che è stata vitale in molte circostanze. Anche tra le cucine italiana e francese si alternano odi e amori amichevoli che fanno da stimoli e dinamizzano le loro innovazioni odierne nei riconoscimenti “Michelin”.
Non va trascurato che la Cucina Italiana deve essere anche difesa in quei prodotti che sono tipici e a tutte le latitudini possono dare quel tocco di unicità da cui prende forma la sua “personalità” e quindi, riconoscibile ed inconfondibile. Un impegno anche nelle famiglie italo-discendenti che si richiamano alle origini ma con un presente arricchito da secoli di esperienze gastronomiche. E poi, per i ristoranti italiani che si pregiano di usare all’ estero questo attributo anche un impegno a proteggere l’avvenuto riconoscimento e ad aggiornarsi, utilizzando tecniche adeguate e prodotti essenziali per migliorare. Non sempre è bene pensare di saperla tutta. Le vere innovazioni si costruiscono sui pilastri delle certezze già sperimentate ed affermate. Questo vale anche per la Cucina italiana.

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