I nodi da sciogliere per gli italiani all’estero: la parola di Antonello Caponera

(Foto nel riquadro: Antonello Caponera sullo sfondo della bandiera italiana e colombiana)

Per le nostra indagini su Cosa si aspettano per i 2026 gli italiani all’estero abbiamo sentito il Presidente del del Comitato degli Italiani in Colombia (Comites) Antonello Caponera. Ecco cosa ha detto a REA International.

Di Antonello Caponera

Questo 2025 che sta per lasciarci è stato un anno ricco di novità per gli italiani all’estero. Il C.G.I.E. ha cercato di farsi interprete delle diverse esigenze e di intercettare gli umori degli oltre sette milioni di iscritti all’A.I.R.E., con risultati altalenanti. Per quanto riguarda i Comites dell’America Latina, va detto subito che la legge approvata in prima lettura dalla Camera dei Deputati — che consente agli iscritti A.I.R.E. di usufruire dell’assistenza sanitaria del S.S.N. qualora decidano di curarsi in patria, al costo “contenuto” di 2.000 euro annui — rappresenta una cifra proibitiva e, per certi aspetti, fortemente disincentivante per molti connazionali provenienti da quell’area del mondo.

A ciò si aggiunga che gli stipendi in Sud America sono mediamente più bassi rispetto a quelli europei, statunitensi e canadesi, mentre i voli aerei da e per l’Italia risultano decisamente più costosi rispetto a quelli dal Nord America. Il risultato è evidente: o la legge, nella seconda lettura, adeguerà i costi tenendo conto delle specificità di questa parte del mondo, oppure verrà disertata in blocco da un gran numero di italiani stabilmente radicati dal Messico alla Terra del Fuoco. Apprezzamento, invece, per l’approvazione — anch’essa in prima lettura alla Camera — della proposta che equipara la casa di proprietà degli italiani iscritti all’A.I.R.E., non locata e situata in comuni fino a 5.000 abitanti, all’abitazione principale, rendendola quindi esente dal pagamento dell’IMU. Al Senato tutto lascia prevedere una definitiva approvazione del provvedimento, che porrà rimedio a una palese ingiustizia subita da chi, avendo ereditato un immobile in un piccolo centro, era fino ad oggi costretto a pagare l’imposta come seconda casa.

Da ultimo resta il problema più annoso: quello della cittadinanza iure sanguinis. L’attuale Governo ne ha limitato il riconoscimento a due generazioni, modificando un automatismo che in precedenza non prevedeva limiti. Tutti restano ora in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale chiamata a dirimere questo spinoso problema.