
(Foto: Manifesto promozionale).
Un affascinante lavoro alla scoperta dei luoghi del burattino più famoso del mondo. Un film didattico, tratto dall’omonimo libro, che racconta la toponomastica dei luoghi di Pinocchio ed offre molte chiavi di lettura del testo originale di Carlo Lorenzini. Un Film di Paolo Lunghi, con la regia di Gianmarco Lunghi, vanta un nutritissimo cast di grandi personaggi del mondo dello spettacolo, del giornalismo e della musica.
Il film documentario analizza in modo profondo e dettagliato molti aspetti del libro originale di Carlo Lorenzini ed offre un’analisi estremamente particolareggiata delle interpretazioni del testo originale di Pinocchio. Offre, altresì, uno spaccato dei vari aspetti dell’epoca (politici, storici e sociali), tutt’oggi di estrema attualità, proponendosi come strumento didattico per ogni età, utile per capire le dinamiche e le precarietà che i nostri attuali modelli sociali ci mettono di fronte. Un realistico spaccato della società, antica e moderna, ricco di spunti di riflessione. Una lunga pagina di storia e cultura che, attraverso i grandi temi della letteratura classica e moderna fino ai testi sacri, approda verso il teatro, la musica e il cinema dei giorni nostri.
Il Film, realizzato con il supporto della Fondazione SESA, è stato girato nei paesi di San Minato e San Miniato Basso, ad Anguillara Sabazia, a Farnese, a Collodi nel Parco di Pinocchio, a Ladispoli, Roma, Pisa, Livorno, Viareggio e al Teatro Verdi di Santa Croce Sull’Arno. Il Film, con l’ausilio di ‘San Paolo La Libreria’, si propone quale supporto formativo e pedagogico a disposizione degli istituti scolastici di ogni livello o degli insegnati che vogliano utilizzarlo. Può essere scaricato in modo assolutamente gratuito accedendo al sito www.ilmiopinocchio.it, dove è sufficiente la registrazione per accedere al download, disponibile in alta definizione e 4K Ultra HD. Il Film si propone quale supporto formativo e pedagogico a disposizione degli istituti scolastici di ogni livello o degli insegnati che vogliano utilizzarlo.
La storia di Pinocchio è una storia semplice, ma di un’espressività immensa e profonda attualità. Questo comporta che il tentativo di approcciarsi ad essa richieda uno studio meticoloso in molti aspetti e sfaccettature, e ancor maggiormente quando il lavoro verte su di un film, dove il messaggio deve essere trasmesso non mediante il testo, ma la combinazione di rappresentazione visiva e uditiva. Ciò ha rappresentato una sfida completamente nuova, in cui ho cercato di infondere le mie conoscenze e competenze nella resa di questa idea. Ovviamente, tale lavoro non sarebbe mai stato possibile senza l’ausilio di tanti e bravissimi collaboratori: attori, giornalisti, cineoperatori, ognuno esperto nel proprio campo, che hanno prestato il loro talento per giungere per la realizzazione del film.
Il film si basa su un’idea molto semplice. Infatti, essa non consiste in un riadattamento o in una nuova trasposizione cinematografica di Pinocchio, che gode già di una vastissima e meravigliosa letteratura, ma bensì in un approccio che mira ad esplorare le tematiche dell’opera di Lorenzini e i suoi risvolti nel mondo della cultura.
La prima parte del film indaga quindi su alcuni punti salienti di Pinocchio, fornendo un’analisi dell’opera di Lorenzini sotto diverse prospettive: una lettura storica e satirica, una lettura morale e pedagogica, e una lettura organica ed escatologica. Questa prima parte mette in luce le dinamiche storiche al tempo in cui Lorenzini visse e scrisse Pinocchio: la condizione dell’Italia povera e contadina di fine Ottocento, la sottile e spesso non velata satira alle strutture sociali del suo tempo, al quale Lorenzini contrappone ambiziose finalità politiche e culturali di cui Pinocchio si fa promotore, la continua ricerca di un’identità nazionale comune e del ruolo che il nuovo Stato unitario avrebbe avuto tra le Nazioni. A ciò si affianca tutta un’indagine morale intorno ai vari personaggi: il Grillo parlante, il Gatto e la Volpe, e via dicendo, ognuno con le proprie sfaccettature, che si muovono in un mondo fantastico per niente fantasioso ma immerso nella più vivida realtà grazie a descrizioni fervide che Lorenzini racconta con lucida osservazione svelando i pericoli e i mali di una società di sfruttati e sfruttatori.
Ma sopra ogni cosa, la riflessione profonda del messaggio di Pinocchio: una ricerca disperata di libertà in un mondo che sentiamo stretto e del quale percepiamo solo vincoli e catene, una bontà vaga e non meglio definita che ci conduce nell’errore pur ricercando il bene, un continuo tormento verso un piacere allettante e seducente che con le sue lusinghe ci incatena nella peggiore condizione animalesca; ma anche un costante percorso, da fare su noi stessi, fatto di sacrificio, studio e lavoro, e della difficoltà di mantenere il passo dritto su questa strada impervia, che ci conduce a non essere più i burattini di Mangiafoco ma uomini liberi. La storia di Pinocchio è una storia d’amore, di un figlio assetato di libertà che fugge dal padre, ma questa sete lo conduce all’arsura della miseria materiale e morale di cui si pente e duole e, nel momento più buio, ritrova il padre. Immaginatevi la gioia di questo padre nel momento in cui rivede il figlio, il suo unico figlio, che credeva perduto, e la gioia ancor più grande di questo figlio, che dopo tanto patire e vagare viene perdonato tra le braccia di chi lo ha sempre amato.
Tutta quest’analisi è costantemente intervallata da letture del testo di Lorenzini, effettuate da Jodie Alivernini, Benedetta Rinaldi, Sara Lucarni e Stefano Gagliardi, allo scopo di enfatizzare i passaggi analizzati, oltre le immagini dei personaggi dei personaggi di Pinocchio tratte dallo spettacolo della compagnia teatrale Itinerarte di Viareggio ‘Lo chiamerò Pinocchio’ per la regia di Paolo Bonanni.
La seconda parte muove dall’impianto filosofico per concentrarsi su un triplice approccio teatrale, musicale e cinematografico, forte di molte testimonianze del mondo della cultura. Tra i bellissimi scorci di San Miniato, il paese di Pinocchio a Farnese e il parco di Collodi, Andrea Buscemi ci guida, a bordo di una Fiat zero del 1914, attraverso il rapporto tra Pinocchio e il mondo del teatro, fino a condurci alle porte di Anguillara Sabazia, dove sono state girate scene del film di Comencini, e dove Stefano Germani, Ilaria Amadei e Danilo Zuliani ci mostrano l’inizio della storia di Pinocchio nella bellissima ambientazione del lago di Bracciano e del Museo della Civiltà Contadina. E su questo legame con il cinema, Hoara Borselli intervista Oscar Tirelli, l’ingegnere che ha realizzato il Pinocchio di legno, con una vivida testimonianza del “dietro le quinte” dell’opera cinematografica di Comencini. Una stessa copia di quel Pinocchio, non l’originale, esposta al museo della Società Operaia di Cascina, completa il film grazie alla voce di Dario Ballantini, mentre Cristiano Militello ci diletta con un suo intervento prestando la voce alla Marmotta. Infine, un’ultima parte, più breve ma non meno importante delle altre, ad opera dell’attore e poeta sanminiatese Alessio Guardini, spiega i legami tra il nostro territorio e la storia di Pinocchio, sulle orme dell’omonimo libro da cui è tratto il film. Tutto questo accompagnato dalle musiche inedite di Marzio Benelli e Carlo Ciampi, con Marco Falagiani, Stefano Sani, Stefano Gagliardi, con la ballerina Carla Puccio, Brenda Dabe, Fiamma Ciampi e i violinisti della scuola di musica di Fiesole, e gli autori Simone Papi, Carlo Ciampi, Gianni Salamone e Paolo Bonanni, e dalla rivisitazione dei successi di Fiorenzo Carpi.

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