
(Foto: Fabio Porta e il Papa sullo sfondo della Camera dei Deputati)
Nell’ambito del nostro tradizionale appuntamento mensile con il deputato Fabio Porta (eletto nella Circoscrizione Sud America) abbiamo affrontato il ricorso alla giustizia europea per quanto riguarda la legge sulla cittadinanza, la riforma della legge elettorale con le sue conseguenze sulla rappresentatività degli italiani all’estero, l’impegno per gli emigranti di Papa Leone e, infine, la tragedia dell’ecocidio. Per la cronaca, recentemente Porta è stato eletto Presidente dell’Unione Siciliana Emigrati e Famiglie (USEF) in sostituzione del dimissionario Angelo Lauricella.
Di Rainero Schembri
ON. Porta, cominciamo con la recente ordinanza n. 147, depositata il 23 luglio 2026 dalla Corte costituzionale che ha disposto un secondo rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE. Insomma, il discorso sulla nuova legge che ha limitato sensibilmente la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana da parte di milioni di italiani è ancora tutto aperto. Giusto?
Certamente. Nonostante la sentenza n. 63/2026 avesse respinto le censure di incostituzionalità sul cosiddetto decreto Tajani, restano aperti i dubbi sulla compatibilità della norma con il trattato dell’Unione Europea e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione, che tutelano lo status di cittadino europeo. È la conferma di quanto denunciamo da mesi: una materia identitaria come la cittadinanza è stata affrontata con la decretazione d’urgenza, comprimendo il ruolo del Parlamento e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Il nodo della retroattività della preclusione resta irrisolto e ora è nelle mani di Lussemburgo. Continueremo a batterci per una riforma organica, discussa in Parlamento, che restituisca certezza del diritto a milioni di italo-discendenti nel mondo.
Detto tutto ciò, vorrei ricordare che la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione in materia di cittadinanza iure sanguinis ha rappresentato un passaggio di grande rilievo, perché riafferma un principio fondamentale: la cittadinanza si acquisisce alla nascita e lo status di cittadino ha carattere permanente e imprescrittibile.
Ricapitolando, pur senza entrare direttamente nel merito della riforma Tajani, viene confermato un orientamento giuridico che rafforza la tutela dei diritti degli italiani all’estero e dei loro discendenti. Resta infatti aperta la questione più delicata, quella della compatibilità di norme che pretendano di incidere retroattivamente su situazioni già maturate, tema che assume oggi una evidente proiezione europea. È importante che, anche in questa fase, venga riaffermato che la cittadinanza non è una concessione amministrativa mutevole, ma uno status giuridico originario, legato alla persona e alla sua storia familiare. Per questa ragione la pronuncia della Cassazione costituisce un riferimento significativo nel confronto istituzionale e giurisdizionale che proseguirà anche davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Oltre alla legge sulla cittadinanza a turbare gli italiani all’estero c’è anche la riforma della legge elettorale che, a breve termine, potrebbe incidere pesantemente sulla scelta dei rappresentanti degli italiani eletti all’estero. Si profila, infatti, la possibilità di cancellare le attuali quattro circoscrizioni (Europa, America Settentrionale e centrale, America meridionale e, tutte insieme, Africa, Asia, Oceania e Antardide) per sostituirle al Senato con una circoscrizione e alla Camera con una per l’Europa e l’altra per il resto del mondo. A lei cosa sembra?
Eliminando le attuali quattro ripartizioni elettorali si renderebbe ancora più labile il già complesso rapporto tra i parlamentari eletti all’estero e i propri elettori; la diminuzione del numero di componenti alla Camera e al Senato aveva già penalizzato in maniera ingiusta ed eccessiva questo rapporto ed è evidente che ridurre ad una o due ripartizioni l’intera rappresentanza degli italiani nel mondo rappresenterebbe un colpo al cuore della circoscrizione estero.
La maggioranza dovrebbe, invece, concentrarsi sulla lotta ai brogli e su come mettere in sicurezza il voto all’estero ma a quanto pare preferisce intervenire ancora una volta a gamba tesa e senza una adeguata discussione in Parlamento per un esclusivo ed evidente tornaconto di tipo elettorale.
Cosa pensa lei del Papa americano?
Come Papa Bergoglio, figlio di immigrati piemontesi in Argentina, anche Papa Prevost è figlio della storia dell’immigrazione straniera nelle Americhe. Forse è proprio per questo che lo scorso 4 luglio, anniversario dei 250 anni di indipendenza degli Stati Uniti, Leone XIV abbia scelto Lampedusa, la “porta dell’Europa”, per lanciare ai potenti del mondo il suo accorato appello all’accoglienza e alla cooperazione internazionale in continuità con il magistero del suo predecessore che esattamente tredici anni prima e proprio dalla piccola isola del Mediterraneo ci ricordò che “siamo tutti migranti!”
Sì, “tutti”, anche se c’è sempre qualcuno che ancora oggi si diletta a fare le classifiche tra “immigrati di serie A e di serie B” dimenticando che l’intera storia dell’umanità è di fatto “storia delle migrazioni” e che le sofferenze e i sacrifici dei nostri immigrati di fine ottocento e inizio novecento non sono poi così diversi da quelli di coloro che ancora oggi fuggono dalla guerra e dalla fame per cercare altrove un futuro migliore.
Recentemente lei è stato uno dei promotori, nella Sala Stampa di Montecitorio, della conferenza sull’ecocidio, come crimine contro l’Umanità”, organizzata dalla Cattedra UNESCO dell’Università Nazionale de La Plata in Argentina e dall’Associazione Ambientevivo. Cosa è emerso da questa Conferenza?
L’ecocidio non è più uno slogan ambientalista: è una categoria giuridica che bussa alle porte del diritto internazionale. L’Italia deve essere in prima fila nel sostenerne il riconoscimento come crimine contro l’Umanità nello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. La criminalità ambientale vale tra i 110 e i 281 miliardi di dollari l’anno, ed è la terza attività criminale al mondo con una crescita del 5-7% ogni anno. Con la legge 68 del 2015 sugli ecoreati e la Direttiva UE 2024/1203. Come sollecitato dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, occorre riconoscere l’ecocidio come crimine autonomo di diritto internazionale. Porterò questa proposta nel lavoro delle Commissioni parlamentari e nelle sedi interparlamentari, a partire dal dialogo Euro-Latinoamericano dove l’Italia ha una responsabilità particolare. Chi distrugge l’ambiente, distrugge l’umanità: il diritto internazionale deve finalmente riconoscerlo.
In conclusione, come vede in una battuta il fine d’anno per gli italiani all’estero?
Sicuramente molto impegnativo.
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