
(Foto: sullo sfondo del Palazzo di Giustizia di Bogotà da sinistra Plazas Vega, Abelardo della Espriella, un riquadro dell’assalto al palazzo ed Esperanza Anzola)
Riportiamo di seguito un commento fatto da Esperanza Anzola, esperta opinionista politica italo colombiana, sui tragici fatti avvenuti il 6-7 novembre del 1985 nella Capitale colombiana di Bogotà. In quella circostanza il colonnello Luis Alfonso Plazas Vega, comandante della Scuola di Cavalleria della 13° Brigata, diresse le operazioni militari per riconquistare il Palazzo di giustizia in seguito all’assalto compiuto dal gruppo guerrigliero M-19. Nel 2010 Plazas Vega fu condannato a 30 anni di carcere per la sparizione forzata di alcune persone durante la riconquista dell’edificio. Tuttavia, il 16 dicembre del 2015, la Corte Suprema di Giustizia della Colombia lo ha assolto, ordinandone la scarcerazione. In seguito è diventato direttore della Direzione Nazionale per gli stupefacenti e recentemente Ambasciatore in Perù. Il nuovo Presidente della Colombia, Abelardo de la Espriella, ha definito Plazas Vega un’eroe nazionale mentre molti colombiani lo ritengono semplicemente un criminale. Tra questi figura anche Esperanza Anzola, sorella dell’avvocato Gloria Isabel Anzola de Lanao, vittima di quell’attacco selvaggio.
Di Esperanza Anzola
Nel contesto attuale della Colombia, è profondamente preoccupante e doloroso osservare come le figure del potere possano trivializzare il passato e distorcere la memoria collettiva di un popolo. La recente dichiarazione del Presidente Espriella, che ha definito il colonnello (r) Luis Alfonso Plazas Vega un «eroe della Patria», ha suscitato l’indignazione di quanti sono stati colpiti dagli orrori della violenza. Questa affermazione non solo ignora la sofferenza di innumerevoli famiglie, ma costituisce anche un insulto alla memoria di quei civili che hanno perso la vita in una situazione di violenza ingiustificata, come la tragica retata del Palazzo di Giustizia nel novembre del 1985.
Definire qualcuno “eroe” implica la responsabilità di riconoscere atti di coraggio che si allineano con il rispetto per i diritti umani e per la vita. Tuttavia, coloro che hanno sparato contro i civili e compiuto atti che hanno portato alla morte e alla scomparsa forzata di persone innocenti non possono essere considerati eroi secondo alcun parametro morale o etico. Questo tipo di esaltazione di figure le cui azioni hanno causato la sofferenza di tanti non solo riscrive la narrazione storica, ma perpetua anche l’impunità e la mancanza di giustizia che hanno afflitto il nostro paese per decenni.
In quanto sorella dell’avvocato Gloria Isabel Anzola de Lanao, vittima dell’attacco del 6 e 7 novembre 1985, sostengo fermamente il pronunciamento dei figli dei magistrati assassinati in quella giornata fatidica. Il loro coraggio nell’alzare la voce e ricordare coloro che sono stati brutalmente zittiti è un atto di dignità che invita tutti noi a non dimenticare il passato. La memoria è un esercizio collettivo e coloro che tentano di cancellare capitoli così dolorosi della nostra storia sono, di fatto, condannati a ripeterli.
È straziante vedere come, a 41 anni da quella tragedia, ci siano persone che continuano a cercare di riscrivere la storia, distorcendo i fatti e trasformando i perpetratori in figure d’onore. La politica diventa spesso un palcoscenico in cui si celebra la dimenticanza, e la verità si nasconde in un labirinto di interessi che non cercano giustizia, ma vogliono consolidare narrazioni convenienti. Il dolore persiste e le ferite rimangono aperte per le migliaia di famiglie che portano ancora il peso della perdita.
In questo senso, è inaccettabile che un Presidente, che sicuramente era molto giovane durante la retata del Palazzo di Giustizia, possa permettersi di giocare con il dolore altrui definendo Plazas Vega un eroe. Le decisioni prese in quel periodo hanno avuto un impatto sulla vita di persone innocenti. La recente nomina di Plazas Vega a Ambasciatore della Colombia in Perù evidenzia un preoccupante senso di privilegio e disprezzo per le vittime. La scelta di figure come lui per rappresentarci all’estero è un affronto alla verità e un promemoria che c’è ancora molto da fare per raggiungere una giustizia genuina e una vera riconciliazione nella nostra nazione.
È fondamentale che come società impariamo dai nostri errori e lavoriamo verso un futuro più giusto, dove la memoria delle vittime non diventi polvere, ma un faro che guidi il nostro cammino verso la verità e la riconciliazione.
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