Fabio Porta: Un disastro il ridimensionamento del Consolato italiano di Caracas in Venezuela

(Foto: sullo sfondo di Caracas Fabio Porta)

Riprendiamo la nostra serie di interviste mensili con Fabio Porta eletto nella Circoscrizione Sud America, sulla realtà degli italiani all’estero. Questa volta lo incontriamo abastanza irritato, lui che per natura è sempre sereno. Cosa sucede on. Porta?

Niente, mi verrebbe voglia di dire come  Cicerone  “A quando Catilina, abuserai della nostra pazienza?»

Oibò, a cosa si riferisce?

Al fatto che il Consolato Generale italiano a Caracas cesserà i suoi servizi a favore di una delle più grandi collettività italiane al mondo, una comunità di italiani che negli ultimi anni ha pagato il prezzo di una drammatica crisi politica e umanitaria e che pochi mesi fa è stata colpita anche dagli effetti di un devastante terremoto. Il sito e i profili social del Consolato hanno annunciato, infatti, la sospensione ‘a tempo indeterminato’ degli appuntamenti per passaporti e servizi consolari. Trentuno impiegati a contratto temporaneo (i cosiddetti “digitatori”) cesseranno di lavorare dal 1° novembre prossimo; erano stati contrattati dall’ex Console Generale Nicola Occhipinti grazie ai fondi derivanti dalla norma approvata nel 2016 grazie ad un mio emendamento che trasferiva alla rete consolare il 30% del “fondo cittadinanza” creato proprio per migliorare i servizi agli italiani.

Un disastro che non ha precedenti né comparazioni al mondo; una situazione già oggetto di diverse interrogazioni parlamentari che fanno seguito a denunce precedenti che avevano evidenziato incapacità e gravi inadempienze nella gestione della nostra rete consolare in Venezuela. Basti pensare al mancato arrivo in Italia dei plichi del Consolato di Maracaibo relativi al referendum sul lavoro del 2025 o all’inopportuna pubblicazione del contatto privato del corriere che provvedeva alla consegna delle buste per il recente referendum sulla giustizia del marzo scorso. Purtroppo ci sono tante cose che non vanno.

Già che ci siamo, ne dica un’altra?

Recentemente ho presentato al Ministro degli Esteri un’interrogazione a risposta scritta sull’esclusione della lista ‘Córdoba Democrática’ dalle elezioni del COMITES di Córdoba in Argentina  il Comitato degli Italiani all’estero. È una decisione grave e arbitraria. Non è una semplice controversia interpretativa: è un’esclusione che lede il diritto di voto di centinaia di italiani all’estero. Chiedo al Ministro di verificare con urgenza la regolarità del procedimento e di disporre la riammissione della lista, sospendendo nelle more la stampa delle schede. I nostri concittadini

Onorevole ci dica anche qualcosa di positivo.

Certo, ci sono tante cose posive. Ad esempio, il fatto che dopo quarantase anni dalla sua espulsione dal Brasile , l’Assemblea Legislativa dello Stato del Pernambuco ha concesso la cittadinanza onoraria al sacerdote italiano Vito Miracapillo. 
Una storia di coraggio e di fede quella di Padre Vito, che nel 1975 scelse il nordest del Brasile come terra di missione per la sua pastorale rivolta soprattutto a sostegno dei più poveri e degli oppressi. Erano gli anni della dittatura militare il cui clima è stato descritto con eloquenza dal film brasiliano candidato all’Oscar “L’Agente segreto”, anch’esso ambientato a Recife negli anni ’70. Poi, se permette, vorrei rimarcare anche un’altra cosa.

Prego.

Recentemente abbiamo celebrato in tutto il mondo la XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. Ricordiamoci sempre che  la lingua italiana è un legame vivo tra il nostro Paese e le comunità italiane nel mondo. Essa custodisce la memoria dell’emigrazione e offre alle nuove generazioni la possibilità di riscoprire le proprie radici, trasformandole in occasioni di conoscenza, incontro e crescita. Occorre rendere l’apprendimento più accessibile, sostenere il lavoro degli insegnanti e valorizzare l’impegno delle istituzioni e delle realtà associative. Una maggiore collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti può dare continuità alla promozione linguistica e raggiungere soprattutto i giovani. Le nostre comunità sono protagoniste del dialogo tra l’Italia e il mondo. Investire nella lingua significa riconoscere questo ruolo e rafforzare una diplomazia culturale fondata sulle persone. La sfida è fare in modo che l’italiano sia, per le nuove generazioni, non soltanto un’eredità da custodire, ma una possibilità da scegliere.

Intervista a cura di Rainero Schembri