Nello Gargiulo: Italofonia ed emigrazione italiana in Cile

(foto: Nello Gargiulo e Cristina di Giorgio sullo sfondo di Santiago del Cile)

Riportiamo di seguito l’intervento compiuto da Nello Gargiulo, membro del Consiglio Generale degli Italiani all’estero (CGIE), in occasione della Tavola Rotonda che si è svolta a Santiago del Cile il 13 ottobre in occasione dell’inaugurazione della XXV settimana della lingua italiana nel mondo presso l’Istituto di Cultura italiano. diretto da  Cristina Di Giorgio Mail. iicsantiago@esteri.it

Di Nello Gargiulo

(Consiglio Generale degli Italiani all’estero)

Italofonia: lingua oltre i confini. Con questo titolo si è svolto dal 13 al 19 ottobre 2025 la XXV edizione della settimana della lingua italiana nel mondo. Ringrazio l’invito della Direttrice Di Giorgio per essere stato incaricato di sviluppare questo aspetto del tema in funzione del contributo che gli italiani del Cile fin dall’ arrivo al paese 200 anni fa, hanno dato alla diffusione e consolidazione della lingua e cultura italiana sotto gli aspetti più diversificati.
Mi sia concesso partire da un ricordo personale che mi lega alle settimane della lingua italiana fin dal loro inizio. Era ospite d’ onore nell’ edizione, credo del 2003, lo scrittore italiano e giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini. Nel corso del dialogo con i presenti (in quella occasione credo non superavamo la dozzina) ebbe
a dire: L’ Italiano si studia perché è bello mentre l’inglese si studia perché è utile.

In questa frase si potrebbe riassumere come questo appuntamento annuale assuma un suo notevole significato perché parlando di Italofonia oltre i confini si manifesta in modo esplicito il proposito di unire tutti gli spazi linguistici e culturali italiani che si producono nel mondo in un concetto virtuale di espressioni e manifestazioni che generano sintonia con l’ Italia come paese. L’ Italia paese di bellezze partendo proprio dalla lingua italiana che dai tempi di Dante ad oggi ancora accompagna le espressioni più alte della letteratura, della comunicazione e dell’evoluzione sociale, continuando a dare prova di vitalità e sviluppo.

L’ italianità in una visione globale L’ Italia è un paese come forse pochi al mondo, che va considerato in una visione globale ed integrata di storia, letteratura, cultura, scienza, e tecnologia. Da paese povero di materie prime
assurge a potenza industriale, culturale e scientifica nel mondo per la capacità dei suoi abitanti non solo di dare alle materie prime il valore aggiuntivo della trasformazione, ma anche l’aspetto di comunicazione di bellezza e calore umano che trova nella lingua una espressione genuina di musicalità intesa come vettore di armonia che poi è sfociato nel Marchio tipico italiano: Il Made in Italy. Non ultima da considerare ad appoggiare anche la postulazione della cucina italiana a Patrimonio immateriale culturale dell’Umanità. Questo perché non solo è cibo ma condivisione di incontri e convivialità che lega alla propria terra. Anche la cucina regionale italiana con il libro di Pellegrino Artusi, L’ arte di mangiare bene, collaborò a dare senso all’ unità d’ Italia cosi come lo fecero Manzoni con i promessi sposi e Verdi con il grande repertorio lirico.

I dialetti che portano i mille campanili in emigrazione. In questo, oltre confine non va lasciato fuori il mondo
dell’emigrazione. Sono stati gli emigranti quelli che effettivamente hanno portato l’Italia fuori dai propri confini ovunque sono arrivati. L’ Italia non ancora unita veniva chiamata dal filosofo Giordano Bruno il paese dai mille campanili. Siamo con lui alla fine del Cinquecento, ma più vicino a noi il Presidente Carlo Azeglio Ciampi rimette al Centro dell’Unità del Paese il Tricolore e l’inno di Mameli: valorizza l’Italia Paese di paesi.
Espressioni come queste configurano la grande varietà storico – culturale dell’Italia che raggiunge la sua unità nazionale nel 1861 senza perdere quelle individualità regionali che sono linguistiche e culturali e su cui si regge il turismo oggi come pilastro dell’economia Italiana.


L’emigrazione ha portato con sé questa diversità e ricchezza che non poteva non farsi presente dovunque nell’ aspetto religioso, con la celebrazione delle feste paesane; delle specialità culinarie che hanno contribuito ad arricchire le cucine locali senza abdicare alle genuine diversità. Sul piano della comunicazione gli emigranti si trovano a dover gestire essenzialmente due problemi che erano in definitiva delle vere sfide: la prima, capirsi con il popolo dove erano arrivati quindi imparare la lingua del posto e poi la seconda non meno importante come
mantenere la propria identità che per la grande maggioranza era il proprio il dialetto. L ‘alfabetizzazione di partenza degli emigranti era molto limitata: la lingua di Dante era ancora privilegio di pochi. Ci vorranno anni per la Radio, la televisione oltre i confini come portatrice della lingua e dei costumi della penisola nelle case dei connazionali all’estero. Ben presto quando i figli crescono e anche con quelli che nascono nelle nuove terre si prende coscienza che lasciarli con il solo dialetto come simbolo di appartenenza era troppo poco. Questo li avrebbe limitati anche per i rapporti futuri con l’Italia; e cosi scelgono per i figli l’istruzione della lingua italiana, quella stessa che insieme al tricolore che portano con sé diventerà simbolo di Italianità e di Unità con il paese.


L’ Italianità come principio di unità dell’emigrazione. Il modello italiano con i grandi fenomeni migratori dopo l’Unità si ripete ovunque: far imparare ai figli l’italiano. L’ Italiano in emigrazione è andato in crescendo e sebbene la conoscenza della lingua italiana non è stato mai un requisito per accedere alla cittadinanza italiana la preoccupazione degli emigranti non è stata minore affinché e dove era possibile, si creassero le condizioni per stabilire dei punti fissi per lo studio dell’Italiano. Dalla fine dell’800 con la nascita a Roma della Società Dante Alighieri per iniziativa del poeta Giosuè Carducci proprio con l’obbiettivo di raggiungere gli italiani ovunque fossero, si inizia a scrivere anche la storia dell’italiano in emigrazione. Una storia matura e che oggi assume una dimensione che effettivamente va oltre i confini e cammina su gambe proprie.

Il governo italiano oggi con i suoi Istituti di cultura e gli uffici scolastici nelle Ambasciate e nei Consolati, sta raccogliendo questa storia e la sta potenziando. I comitati Dante Alighieri erano e sono ancora oggi strutture semplici che richiedano un gruppo di connazionali appassionati per l’Italiano che si mettono insieme trovando tra gli stessi, coloro che sono capaci di insegnarlo. Il sistema si è perfezionato nel tempo e dai 100 comitati che funzionavano fino al 1920 si sono poi moltiplicati ed ora sono circa 500 con sistemi completi e personale specializzato anche nella certificazione dei livelli linguistici. In Cile abbiamo due comitati a Valparaiso e Santiago. Quest’ ultimo è anche centro di certificazione dal 2006. Da queste prime vere cellule linguistiche, nasceranno con il tempo strutture più complesse come le Società di Istruzione che inseriscono nei sistemi locali di scolarità lo studio dell’Italiano in modo sistematico. Mi riferisco ora al Cile dove già nel 1891 nasce la prima scuola Italiana che è il testimone più autorevole e anche lo specchio della crescita della colonia italiana nella regione metropolitana. Gli studenti, figli di emigranti, trovavano lo spazio per conoscersi, integrarsi e crescere insieme mettendo le basi per poi seguire studi universitari.


Oltre che a Santiago e Valparaiso anche città come La Serena, Copiapo e Concepción sono riuscite a creare la loro scuola italiana e nonostante le grandi distanze dall’ Italia riescono anche se con molte difficoltà ad avere insegnanti italiani. La lingua come principio fondante della Cittadinanza. In qualità di consigliere CGIE ho avuto modo di essere tra quelli che sostengono che per ottenere la cittadinanza italiana tra i requisiti ci dovesse essere la conoscenza certificata della lingua. Questo requisito anche nella nuova legge del mese di maggio scorso, che ha sostituito le anteriori, non lo ha considerato. Me ne sono chiesto il perché. Ed è qui che vorrei concludere pensando che dal momento che il legislatore italiano non ha inserito la lingua italiana come lingua ufficiale nella
costituzione italiana, probabilmente lo ha fatto per non sminuire il valore delle minoranze etniche che preservano la loro lingua.

Ecco se questo ci deve rallegrare per essere parte di un paese che ha fatto della Costituzione lo strumento della crescita e dell’integrazione sociale partendo dalla diversità; come comunità italofona nel nostro Cile nel senso più ampio tutti dovremmo fare qualcosa di più per la diffusione dell’italiano come il vincolo che unisce
le nuove generazioni oltre la stessa cittadinanza perché appartengono al comune ceppo culturale che l’emigrazione ha portato oltre i confini geografici. In memoria di questa storia tutto l’insieme del Sistema Italia periodicamente farebbe bene, come lo stiamo facendo questa sera, a fare il punto della situazione per unire e coordinare sforzi ed iniziative che dovranno portare ad una maggiore e più qualificata penetrazione dell’Italiano all’ interno anche delle Scuole Pubbliche e delle Università Cilene.


Gli esempi che abbiamo in questi ambienti sono ancora pochi ma promettenti forse perché lo studio dell’Italiano viene scoperto anche come stimolo che va oltre la bellezza e la cultura ma anche un modo di poter apprezzare le Eccellenze Italiane della scienza e della tecnologia. Eccellenze che appartengono a quella esclusività tutta italiana che conosciamo con la denominazione del Made in Italy, intorno alla quale è chiamata a crescere anche l’Italofonia, che va ben aldilà di una comunità solo virtuale di italiani ed italo-discendenti nel mondo.

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