Maria Letizia Compatangelo: Con il premio Cendic valorizziamo la nuova drammaturgia italiana

Foto: nel riquadro Maria Letizia Compatangelo.

Servizio di Bianca Salvi

Quello della drammaturgia, legata soprattutto allo spettacolo dal vivo, è sempre stato un settore in crisi, sin dai tempi di Aristofane. Eppure sempre di più, soprattutto dopo gli anni di segregazione del Covid, si sente l’esigenza di tornare a discuterne, soprattutto in un Paese come il nostro che avrebbe molto da dire, ma che per una sorta di sfiducia legata a un sentimento di esterofilia, anche in questo campo fa poco o niente per incentivare nuove idee e realizzazioni pratiche per incoraggiare la creatività di molti nuovi autori, spesso condannati a rimanere ignoti al
pubblico. Anche per questo è nato il CENDIC, Centro Nazionale Drannaturgia Italiana Contemporanea, che da anni interloquisce con le istituzioni e non solo, per dare finalmente la giusta rilevanza a una drammaturgia italiana che c’è….ma non si vede. Ne parliamo con la presidente Maria Letizia Compatangelo.

Da quando è stato fondato il Cendic ci sono state evoluzioni nell’ambito della diffusione della drammaturgia nostrana ?
Direi si e no, è complicato rispondere. Ormai è come se la nostra società teatrale vivesse divisa in distinti recinti invalicabili. C’è il mondo degli Stabili, oggi teatri nazionali, teatri di produzione e TRIC (Teatri di rilevante interesse culturale), che prosegue impermeabile per la sua strada, ostacolando di fatto la distribuzione di altre. Abbiamo le “coproduzioni” a grappolo tra Teatri nazionali. Poi c’è il mondo delle produzioni indipendenti, piccole produzioni, che combattono ma non possono aprirsi tanto all’esterno, perché chi le conduce tende ovviamente a produrre i propri testi con le proprie compagnie, con la propria regia, i propri tecnici etc. Quindi di spazio per la nuova drammaturgia non ce n’è molto, anche se tutte le battaglie sostenute in questi anni hanno certamente portato ad una nuova maturità e sensibilità verso la scrittura teatrale italiana. Per fortuna sono sempre di meno quelli che affermano che la drammaturgia italiana non esiste!
Un tempo a coadiuvare e sostenere il teatro c’era la critica che poteva aiutare un giovane autore ad emergere, inoltre, c’erano più spazi nella distribuzione e più occasioni per proporsi e si potevano creare aperture di interesse verso questo o quel testo, favorire la carriera di una compagnia ma anche di un autore. Ora non è più così.

Che risposta hanno avuto le istituzioni rispetto alle richieste e proposte del CENDIC?
Approvazioni a parole, una certa condiscendenza, e poi nulla di fatto. Eppure da anni proponiamo con progetti dettagliati, qualcosa di sensato e esistente ovunque, in Europa e oltre: un Centro Studi e promozione, un
Teatro dedicato alla Drammaturgia Contemporanea Nazionale e Uffici di drammaturgia presso tutti i Teatri stabili.

Le evoluzioni legate alla tecnologia, anche in campo artistico, hanno influenza anche in campo teatrale e drammaturgico ? (in senso positivo onegativo)
Come ho detto nel mio intervento “Una metafora ci salverà”, al Convegno che si è svolto nel 2024 al PalaExpo di Roma, della AUT (Federazione delle Associazioni di categoria degli Autori nell’ambito letterario, teatrale, cinematografico, dell’audiovisivo, televisivo e delle arti figurative), di cui il CENDIC è membro fondatore, il teatro e lo spettacolo dal vivo non sono minacciati dall’Intelligenza Artificiale, e poiché nessuno si salva da solo, soprattutto nell’ecosistema culturale, essere un baluardo contro l’invasività tecnologica non ci salverà dal disastro di un abbassamento generale della qualità e del gusto, dovuto all’accettazione massiva di prodotti e servizi veloci ed economici ma privi dell’esperienza, della scuola e soprattutto del lungo percorso di apprendistato che solo può condurre dall’artigianato all’arte.


Qual è lo scopo del Premio Cendic, che in questa settima edizione, è dedicato al drammaturgo recentemente scomparso, Angelo Longoni?
Angelo Longoni, co-fondatore del CENDIC, artista generoso e geniale, era un autore molto attento ai cambiamenti epocali e molto impegnato nel sociale. Ci manca. Dedicare a lui questa settima edizione del Premio CENDIC è la prima delle azioni che vorremmo mettere in campo in suo ricordo. Visto i tempi che stiamo vivendo e la responsabilità che uno scrittore dovrebbe sentire a riguardo, come Longoni ci ricorda, abbiamo anche voluto dare a questa edizione del Premio un tema: “I confini dell’umanità”. Credo che sia molto importante riflettere in questo senso.
Quanto allo scopo del Premio CENDIC, noi cerchiamo di mostrare dimostrare come si possono attuare buone pratiche, in attesa che le Istituzioni decidano fare finalmente il proprio dovere prendendo in mano la questione
della drammaturgia italiana, ancora “figlia di un Dio minore” rispetto alle altre nazioni. Ci vogliono promozione, traduzione all’estero, distribuzione e soprattutto conoscenza: i testi bisogna leggerli – cosa che facciamo noi con tutti quelli che arrivano, garantiti dal totale anonimato – e avere il coraggio di scegliere la validità, senza condizionamenti. La drammaturgia non è un’espressione minore della scrittura, secondo un pregiudizio tutto italiano, tanto che ha portato all’Italia ben due Premi Nobel per la letteratura: Luigi Pirandello e Dario Fo.

Nota informativa – Il bando del concorso CENDIC 2025 è disponibile sul sito: www.cendic.it
Il concorso è aperto a tutti gli autori italiani, anche non iscritti, senza limiti di età. La partecipazione è gratuita e tutelata dall’anonimato. Data di scadenza per l’invio dei testi: 15 Settembre 2025.

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