
(Foto: nel riquadro Fernando Ayala)
Riceviamo dall’autore e volentieri pubblichiamo un articolo (già apparso sulla rivista della Treccani) di Fernando Ayala, ex Ambasciatore a Roma dal 2014 al 2018, che ha ricoperto anche incarichi di Stato come Ambasciatore presso la FAO, l’IFAD e il WFP. Laureato in Economia all’Università di Zagabria in Croazia, ha un master in scienze politiche presso l’Università Cattolica del Cile. Ayala si è ritirato dalla carriera diplomatica nel 2018, dopo 36 anni di servizio in numerosi Paesi, tra cui Ecuador, Corea del Sud, Svezia, Stati Uniti e, come Ambasciatore, in Vietnam, Portogallo, Trinidad e Tobago (con estensione anche su Guyana, Suriname, Barbados, Grenada e Saint Vincent e Grenadine) e in Italia (con estensione su Malta e San Marino). Di ritorno in Cile, è stato dal 2020 al 2022 Vicedirettore degli Affari strategici presso l’Università del Cile. Infine, nell’ambito del nuovo governo dell’ex Presidente Gabriel Boric, ha svolto per un certo periodo l’incarico di sottosegretario alla Difesa.
Di Fernando Ayala
All’inizio della guerra fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, nel Paese del Nord ebbe inizio quello che fu conosciuto come il “red scare”, o “paura rossa” del comunismo, che si diffuse rapidamente in tutto il Paese con la minaccia di un attacco nucleare sovietico. Nel febbraio del 1950, il senatore Joseph McCArthy tenne un discorso in cui affermò di possedere un elenco di funzionari comunisti infiltrati nel servizio estero statunitense, impiegati nelle ambasciate o come analisti presso il Dipartimento di Stato. Ciò diede inizio al periodo noto come “maccartismo”, che va dal 1950 al 1954, durante il quale vennero stilate liste con i nomi di artisti, intellettuali e politici ai quali venne negato un posto di lavoro con l’accusa di lavorare per il comunismo.
Una nuova ombra, questa volta legata alla presenza della Cina nella regione, sembra estendersi da Washington verso il Sud del continente, con caratteristiche ovviamente diverse, ma intimidendo per impedire ai governi di accettare investimenti in aree considerate vitali per la nuova definizione dell’interesse nazionale degli Stati Uniti. Questa politica si è concretizzata negli ultimi mesi con la revoca, da parte del Dipartimento di Stato, dei visti d’ingresso negli Stati Uniti per funzionari pubblici di alto livello di vari Paesi dell’America Latina. Tra questi, figura l’ex presidente del Costa Rica e premio Nobel per la Pace Oscar Arias, insieme ad altri 14 alti funzionari costaricani. Nel caso del Brasile, il presidente Donald Trump ha preteso la liberazione dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato a 27 anni di reclusione dalla giustizia brasiliana per il suo tentativo di colpo di Stato. Di fronte al rifiuto di sottostare a una intimazione proveniente da un Paese straniero, Trump ha imposto dazi del 50% sulle principali esportazioni brasiliane e ha revocato i visti a diversi giudici della Corte suprema federale e allo stesso ministro della Giustizia brasiliano. A tutti è stato vietato l’ingresso negli Stati Uniti. Sanzioni simili, con motivazioni diverse, sono state inflitte anche a funzionari di Messico, Panamá, Nicaragua e Venezuela.
In Cile, ciò che ha suscitato scalpore è stata la recente sanzione inflitta all’ex ministro dei Trasporti e a due funzionari del governo dell’ex presidente Gabriel Boric, conclusasi l’11 marzo. Il 20 febbraio, lo stesso segretario di Stato statunitense Marco Rubio, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Il Dipartimento di Stato annuncia di aver adottato misure per imporre restrizioni sui visti a tre funzionari del governo cileno che, consapevolmente, hanno diretto, autorizzato, finanziato e fornito sostegno sostanziale e/o svolto attività che hanno compromesso le infrastrutture critiche di telecomunicazione e minato la sicurezza regionale nel nostro emisfero». Nel 2025, il governo cileno ha avviato una trattativa con la società China Mobile per l’installazione di un cavo sottomarino che avrebbe collegato Hong Kong al porto di Valparaíso, consentendo per la prima volta la connessione digitale tra l’Asia-Pacifico e il Sudamerica e apportando benefici all’intera regione.
I negoziati erano appena agli inizi e dovranno percorrere ancora una lunga strada prima di una loro eventuale approvazione, cosa che probabilmente non avverrà con l’attuale governo, insediatosi di recente, per timore di ritorsioni. L’ambasciatore statunitense a Santiago ha avvertito che, in caso di approvazione, il suo Paese potrebbe procedere a una revisione di tutti gli accordi di scambio di informazioni esistenti, in quanto Washington ritiene che ciò possa rappresentare un rischio per l’infrastruttura di sicurezza regionale. Un progetto simile è in corso con Google, parliamo del progetto Humboldt, che collegherà a Valparaìso e Sydney in Australia, con un cavo digitale di quasi 15.000 km. Rimarrà tuttavia in sospeso il collegamento con l’Asia-Pacifico, che sarebbe di beneficio per tutto il Sudamerica. La Cina è il principale partner commerciale di diversi Paesi della regione, a cominciare dal Cile, il primo Stato sudamericano a stabilire relazioni diplomatiche con essa nel 1970. Inoltre, il Cile è stato il primo Paese dell’America Latina a riconoscere la Cina come economia di mercato, facilitandone l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio; è opportuno ricordare, inoltre, che il primo accordo di libero scambio firmato da Pechino è stato proprio con il Cile nel 2005. Oggi, verso la Cina è destinato quasi il 40% delle esportazioni cilene, pertanto tentare di impedire la realizzazione di un cavo digitale che colleghi il Sudamerica alla seconda economia mondiale avrebbe ripercussioni su tutta la regione.
Attualmente, gli Stati Uniti dispongono di circa 30 cavi sottomarini che li collegano all’Asia, attraverso i quali i dati circolano via fibra ottica a una velocità misurabile in millisecondi, molto vicina a quella della luce. Nel 1999 è stato inaugurato il China-US Cable Network, che collegava Shanghai alla California, ma esso è diventato obsoleto con lo sviluppo di nuove tecnologie. Successivamente, parallelamente all’espansione della globalizzazione, all’apertura finanziaria e al commercio, sono stati pianificati nuovi cavi da installare da parte di consorzi sino-statunitensi, come il Pacific Light Cable Network, gestito da Google, che avrebbe dovuto collegare Hong Kong a Los Angeles. Nel 2020, tuttavia, il progetto è stato modificato per motivi di sicurezza e la trasmissione è stata deviata verso il Giappone o la Corea. Altri cavi operano con Taiwan e le Filippine. Esistono anche reti multinazionali che, dopo la Cina, passano per il Giappone, la Corea, Taiwan e Guam, luogo considerato strategico per la sicurezza degli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico. Oggi, la cancellazione dei progetti relativi ai cavi viene valutata alla luce delle condizioni di sicurezza, a seguito dei timori dell’amministrazione del presidente Trump che i cavi sottomarini possano essere strumentalizzati dal governo cinese per sfruttare i milioni di dati che circolano e che potrebbero compromettere la sicurezza nazionale.
In generale, è noto che i cavi sottomarini digitali contengono informazioni cruciali per la sicurezza nazionale, in quanto costituiscono la principale infrastruttura di comunicazione su cui si basa il traffico Internet mondiale, attraverso cui transitano le comunicazioni ufficiali dei governi e del sistema finanziario globale. Esistono possibilità di intercettarli e questo suscita timori riguardo al loro possibile utilizzo a fini di intelligence. Oggi, la principale fonte di potere sono i dati, i nostri dati che navigano liberamente nelle reti e che alimentano le grandi corporation, le quali già modellano il futuro, intervengono nella politica e, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, intendono costruire, in alcuni casi, un mondo diverso.
Il messaggio del governo del presidente Trump sembra quindi chiaro per i Paesi dell’America Latina: l’interesse nazionale degli Stati Uniti deve essere portato avanti da ciascuno di loro, altrimenti dovranno subirne le conseguenze. In altre parole, un allineamento totale al linguaggio degli inizi della guerra fredda. Ciò ha indotto molte persone, in particolare politici, giornalisti, scienziati e accademici, a prestare attenzione alle proprie dichiarazioni per timore di essere denunciati o sanzionati. Gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale del Cile e un Paese culturalmente attraente, meta di molti professionisti della regione che vi si recano per specializzarsi. Nel caso dell’ex ministro dei Trasporti cileno, ingegnere civile di professione che ha conseguito il dottorato a Berkeley, oggi, per aver cercato di migliorare la connettività del Cile, è stato sanzionato insieme ai suoi familiari diretti con il divieto di ingresso negli Stati Uniti, dove risiede sua figlia. Il messaggio è stato chiaro per i governi latinoamericani: nulla che possa ledere l’interesse nazionale degli Stati Uniti può essere attuato senza il consenso di Washington.

More Stories
Entro la fine del 2026 verranno eletti i nuovi membri dei ‘Comitati degli italiani all’estero’
Astratech Italia e Ingegneri di Rieti per la collaborazione tra imprese, professione e innovazione.
CGIE a Marcinelle in occasione del 70° anniversario della tragedia