
(Foto: un Momento dello spettacolo)
Dal 20 al 25 gennaio andrà in scena al Teatro VAscello di Roma AMORE, uno spettacolo di Pippo del Bono, con Dolly Albertin, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Mario Intruglio, Pedro Jóia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella, Selma Uamusse. Il progetto nasce dall’incontro e dall’amicizia fra Pippo Delbono e il produttore teatrale italiano da anni attivo in Portogallo Renzo Barsotti e dal loro desiderio di realizzare insieme uno spettacolo sul Portogallo. Da qui inizia la ricerca sull’amore come sentimento, stato dell’anima. Un vero e proprio ingranaggio nell’organismo umano, che seleziona, sposta, frantuma e ricompone tutto ciò che vediamo, che sentiamo, tutto ciò che desideriamo.
Amore è un viaggio musicale e lirico attraverso una geografia esterna – oltre al Portogallo, l’Angola, Capo Verde – e una interna, quella delle corde dell’anima che vibrano al minimo colpo della vita. Le note sono quelle malinconiche del fado, che esplodono in slanci energici attraverso la voce dei suoi cantanti, spalancata a raggiungere ogni angolo della sala; il ritmo quello ora di una parata, ora di un tableau vivant, ora di una lenta processione; l’immagine è un quadro che muta nei colori, si scalda e si raffredda.
E c’è, poi, la parola poetica, restituita dal registro caldo dell’artista ligure attraverso il suo consueto, ipnotico, salmodiare al microfono. Le parole sono quelle di Carlos Drummond de Andrade, Eugénio De Andrade, Daniel Damásio Ascensão Filipe, Sophia de Mello Breyner Andresen, Jacques Prévert, Rainer Maria Rilke e Florbela Espanca.
“Questo spettacolo – racconta Pippo Delbono – presenta una duplice visione dell’amore. Da una parte – e sono i testi a prendere voce – ci mettiamo, tutti, alla ricerca di quell’amore, cercando di sfuggire alla paura che ci assale. In questo viaggio si cerca di evitarlo, questo amore, anche se ne riconosciamo costantemente l’urgenza; io lo ricerco, ma anche lo voglio, ed è proprio questo che fa paura. Ma il cammino – fatto di musiche, voci, immagini – riesce poi, forse, a portarci verso una riconciliazione, un momento di pace in cui quell’amore possa manifestarsi al di là di ogni singola paura”.
A tenere insieme un montaggio emotivo mai del tutto pacificato è una grammatica scenica che alterna il pieno al vuoto, il canto alla musica, la voce viva al silenzio, alla ricerca di una rappresentazione onirica ed elegiaca della crudele risacca di distacco e ricongiungimento. Protagonista è l’assenza, è la distanza, è la nostalgia, una mappatura di emozioni che scava nell’animo dell’autore, dei suoi interpreti e dello stesso spettatore, chiamato a cercare sempre con gli occhi ciò che manca e che, inesorabilmente, tarda a manifestarsi.
Amore vuole essere il tentativo di condivisione di un incontro fugace: l’amore è «un uccello rapace» che afferra e porta via e che, così facendo, si presenta come qualità totalmente umana. Le lingue diverse che si abbracciano nella trama sonora sono espressione di questa terra, il Portogallo, che accoglie e che lascia tracce; lo slancio poetico ci ricorda quale forma di rispetto dovremmo sempre offrire a quei moti dell’anima altrimenti sempre messi sotto assedio dalla paura, dalla diffidenza, dalla vergogna.
Amore è ancora una volta il tentativo di portare dentro al teatro la vita. Nominando questa parola, invocandola in maniera laica e sognante, abbiamo forse la possibilità di darle voce e, a lungo grande assente nei discorsi pubblici, liberarla dalla confusione che ha regnato sull’intera narrazione di questa odissea globale, spaventosa, terribilmente umana.
Protagonisti
Selma Uamusse, cantante mozambicana nata nel 1981, vive in Portogallo dal 1988. Inizia la carriera da adolescente, distinguendosi per la versatilità e la forza vocale. Ha spaziato tra rock (WrayGunn), afrobeat (Cacique’97), gospel, soul e jazz. Ha collaborato con numerosi artisti e partecipato a progetti teatrali, cinematografici e di arti visive. Con i suoi album solisti “Mati” (2018) e “Liwoningo” (2020), esplora le radici mozambicane unendole a elettronica e influenze globali. I suoi lavori celebrano la potenza culturale, politica e spirituale della musica africana. La sua arte è un viaggio tra tradizione, sperimentazione e identità.
Pedro Jóia inizia a suonare la chitarra classica all’età di sette anni a Lisbona, prima con Paulo Valente Pereira, poi con Manuel Morais, fino al diploma al Conservatorio Nazionale. Ha studiato chitarra flamenca con Paco Peña, Gerardo Núñez e con Manolo Sanlúcar. Compone regolarmente per produzioni teatrali, cinematografiche e televisive. Ha vissuto e lavorato a Rio de Janeiro, dove ha suonato tra gli altri con Ney Matogrosso, Simone e Gilberto Gil. Si esibisce come solista e in formazioni musicali tra cui l’Orchestra Sinfonica Portoghese, l’Orchestra Nazionale del Venezuela, l’Orchestra Classica di Madeira, l’Orchestra Cinese di Macao e l’Orchestra Sinfonietta di Lisbona. Ha suonato e inciso con Mariza, attualmente tra le più grandi interpreti di fado. Nel 2020 ha inciso l’album “Zeca” dedicato a José Afonso, per il quale ha vinto il Premio Carlos Paredes 2021.
Miguel Ramos è nato a Lisbona nel 1976 in una famiglia di cantanti di fado con una lunghissima tradizione. Fin da giovanissimo ha accompagnato il padre Vitor che si esibiva in numerose Case di Fado di Lisbona. Ha iniziato la sua carriera come fadista a 14 anni presso la Casa di Fado “Os Ferreiras”. Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nei principali concorsi grazie ai quali ha potuto esibirsi nelle principali case di fado in Portogallo e all’estero. Ha collaborato e suonato con i più importanti cantanti di fado professionisti. In teatro ha fatto parte del cast del musical “Amalia” di Filipe La Feria. Nel 2017 ha pubblicato il suo primo album “Aqui na Alma” (Tejo Music Lab). Miguel Ramos è sicuramente uno dei più grandi nomi della nuova generazione del fado.
Joana Villaverde è nata a Lisbona nel 1970, vive e lavora ad Avis (Portogallo). I suoi lavori sono esposti al MAAT Foundation EDP di Lisbona, nella collezione quARTel Fernando Ribeiro, alla Fundação Carmona e Costa di Lisbona, nella Diocesi di Beja (Portogallo) e in numerose collezioni private in Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti e Palestina.
Tiago Bartolomeu Costa dal 2002 ha sviluppato un lavoro diversificato nel campo delle arti dello spettacolo. Come ricercatore e critico, si è dedicato al rapporto tra linguaggio e discorso. È anche autore e si occupa di coordinare l’edizione di testi e di pubblicazioni specialistiche. In qualità di curatore culturale ha collaborato, come ospite, con numerose istituzioni pubbliche: il São Luiz Teatro Municipal di Lisbona, il Théâtre de la Ville di Parigi, il Teatro Coliseo di Porto, la Cinemateca Portuguesa di Lisbona.
TEATRO Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Info: 06 5881021 – 06 5898031
ORARI spettacoli dal lunedì al venerdì h.21; sabato h.19; domenica h.17
BIGLIETTERIA intero € 25; over 65 € 20; cral e convenzioni € 18; studenti € 16

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