Per Fernando Ayala in CILE si prospetta un ciclo di governi di destra.

(Foto: sullo sfondo di Santiago del Cile il muovo Presidente José Antonio Kast).

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’articolo apparso sul sito Treccani a firma di Fernando Ayala, ex Ambasciatore del Cile in Italia, riguardante le recenti elezioni avvenute in Cile e che hanno decretato la vittoria del centro-destra guidato da José Antonio Kast.

Di Fernanado Ayala

Le recenti elezioni in  Cile hanno portato a una schiacciante vittoria del candidato delle forze di destra,  José Antonio Kast (59 anni), che ha ottenuto il 58,16% dei voti contro  Jeannette Jara (51), che ha preso il 41,84%, rappresentando un’ampia coalizione di partiti di centrosinistra, compresa la indebolita Democrazia cristiana (DC). I voti nulli e le schede bianche hanno raggiunto circa il 7%, mentre l’affluenza alle urne è stata dell’85,06% con un totale di 13.421.650 votanti. In Cile dal 2023 è stato reintrodotto il voto obbligatorio, il che ha consentito di recuperare circa 5 milioni di cittadini che non partecipavano alle elezioni.

I 16,3 punti di vantaggio ottenuti da Kast rappresentano la più grande sconfitta della sinistra dal ritorno alla democrazia, nel 1990, poiché lo hanno portato alla vittoria in tutte le 16 regioni del Cile e in 310 dei 346 comuni del Paese. Jara, che ha lasciato la carica di ministra del Lavoro per candidarsi, è militante del Partito comunista (PC) dall’età di 14 anni. Rappresentava la continuità con il governo del presidente Gabriel Boric, che sta terminando il suo mandato con il sostegno di meno del 30% dei cittadini. Va considerato che del 41,84% dei voti ottenuti da Jara, una parte significativa proviene da persone che, dovendo scegliere tra il voto all’estrema destra e una candidata che rappresentava un’ampia coalizione di sinistra e centrosinistra, hanno optato per quest’ultima alternativa. In media il voto per il PC nelle elezioni parlamentari dal 1990 ad oggi è stato del 4,4% e, se consideriamo le ultime tre tornate, tra il 2017 e il 2025, raggiunge solo il 4,9%.

La destra, che ha effettivamente tenuto le proprie primarie al primo turno delle presidenziali, dove ha partecipato con tre candidati, ha totalizzato il 50,3% dei voti, il risultato più alto dal 1990. Gli altri quattro candidati rimanenti hanno raggiunto il 22,82% dei voti che, successivamente, al ballottaggio, sono andati in maggioranza al candidato vincitore, Kast. Pertanto, come anticipato da tutti i sondaggi, la candidata Jeannette Jara aveva di fronte uno scenario molto difficile. La sconfitta è stata dura per il governo del presidente Boric e per l’ampia alleanza che lo ha sostenuto, ed è già iniziato lo scambio di accuse tra i partiti e verso il governo. Il tempo trascorso dal voto è troppo breve per un’analisi approfondita e saranno i partiti sconfitti, nel loro insieme, a dover compiere una riflessione autocritica e profonda soprattutto in vista del periodo all’opposizione che li aspetta a partire dall’11 marzo 2026. La questione centrale riguarda la possibilità di mantenere un’ampia alleanza tra liberali, regionalisti, verdi, umanisti, DC, Frente amplio (FA), Partito socialista (PS), Partito per la democrazia (PPD), Partito radicale (PR) e PC. A questo proposito è necessario fare un breve excursus storico.

Il ritorno alla democrazia è stato faticosamente promosso negli anni Ottanta del secolo scorso da 17 partiti che hanno creato la Concertación de partidos por la democracia, alla quale non ha aderito il PC. A partire dal 1990, sono iniziati gli anni migliori nella storia del Cile in termini di crescita economica, riduzione della povertà, espansione dell’istruzione e dei consumi; un periodo che è stato caratterizzato da un processo di sviluppo capitalistico accelerato al quale, tra l’altro, ha contribuito anche il primo governo di centrodestra dell’ex presidente  Sebastiàn Pinera (2010-14). Le cose hanno iniziato a cambiare a partire dal 2014, quando la presidente Michelle Bachelet, nel suo secondo governo, ha incorporato il PC ponendo fine a quella che era stata la Concertación. Ciò ha permesso ai comunisti di entrare nel governo, di essere legittimati dal centrosinistra e di avere una maggiore visibilità pubblica. Con il governo di Boric, la loro presenza nell’esecutivo è cresciuta in modo significativo, con l’occupazione di ministeri importanti ed entrando a far parte del comitato politico.

Il PC è un partito con oltre cento anni di storia nella politica cilena e che in democrazia ha sempre agito nel rispetto della legge. Tuttavia, è stato e continua ad essere un partito ortodosso, che non ha mai fatto autocritica su ciò che ha rappresentato il comunismo sovietico, sia nell’URSS sia in altri Paesi; non ha mai condannato la mancanza di libertà nell’Europa dell’Est o a Cuba, il muro di Berlino, le invasioni in Ungheria, Cecoslovacchia o Afghanistan. Nel suo ultimo congresso, il XVII, tenutosi nel gennaio 2025 a Santiago,  «il rafforzamento del Partito sulla base dei nostri principi come il centralismo democratico, l’unità nell’azione, la vigilanza rivoluzionaria, la disciplina consapevole, il marxismo, il leninismo e il femminismo… riaffermando i principi leninisti di organizzazione con particolare attenzione alla vigilanza rivoluzionaria. Si propone di realizzare scuole di quadri con un monitoraggio regolare che includa il contributo dei partiti comunisti di altri paesi».

In altre parole, il PC è un partito che continua a guardare la realtà con gli occhi del XX secolo, in un mondo che è cambiato, dove i partiti comunisti occidentali non esistono più o sono minoranze elettorali, e che continua a sostenere Cuba, Venezuela e Nicaragua in America Latina. Sicuramente il PC chiamerà alla mobilitazione sociale e alla creazione di un grande fronte per opporsi al governo di Kast. Ciò contribuirebbe a mantenere la sua legittimità insieme alle forze socialdemocratiche e ad altre, ma è questo l’atteggiamento con cui ha affrontato le elezioni presidenziali con i risultati già noti.

D’altra parte, il partito del presidente Boric, il FA, che aspira a porsi come punto di riferimento della nuova sinistra cilena, deve affrontare problemi di credibilità dopo il suo passaggio al governo. Sebbene Boric abbia dato prova di maturità, di voler apportare un reale cambiamento e di un avvicinamento alle posizioni socialdemocratiche, prima denigrate, dovrà ora fare spazio a una nuova leadership che dovrà confrontarsi con le promesse non mantenute del suo governo, come porre fine al neoliberismo, o con la presunta «superiorità morale» proclamata dai suoi più stretti collaboratori. I dirigenti del FA si sono presentati come partito d’avanguardia, con sogni di trasformazioni rivoluzionarie che avrebbero posto fine al neoliberismo. Non hanno mai abbandonato questa convinzione, che hanno portato avanti con arroganza e contro la realtà. La loro forza sta nel fatto che mobilitano una parte importante dei giovani. FA e PC, inoltre, sono considerati i principali responsabili della proposta di nuova Costituzione che è stata ampiamente respinta con il 61,89% dei voti dei cileni nel 2022, mentre uno dei leader del PC, Daniel Jadue, ha accusato direttamente il presidente Boric della sconfitta elettorale, che il senatore socialista Fidel Espinoza attribuisce al FA e al governo.

Il gruppo socialdemocratico, formato dal PS, dal PPD e dal PR, denominato Socialismo democratico, a cui si avvicinano liberali, ecologisti, umanisti e democratici cristiani, costituisce il cosiddetto “progressismo”, che rivendica con forza gli anni di crescita economica e di miglioramento delle condizioni di vita della grande maggioranza della popolazione generati dalla Concertación. Tuttavia, i partiti che lo compongono hanno ottenuto un risultato modesto nelle elezioni parlamentari svoltesi insieme a quelle presidenziali: il PS ha ottenuto il 5,4%, la DC il 4,2% e il PPD il 4,0%. Da parte sua, il FA ha raggiunto il 7,5% e il PC il 5,0% dei voti. Inoltre, gli altri membri dell’alleanza ‒ radicali, umanisti ed ecologisti ‒ non hanno raggiunto il 5% dei voti in nessuna regione né sono riusciti a eleggere almeno quattro parlamentari come richiesto dalla legge, per cui sono in fase di scioglimento. In Parlamento, la maggioranza ottenuta dalle forze di destra in entrambe le Camere non sarà sufficiente per apportare modifiche costituzionali.

Queste tre aree di ispirazione ideologica differente, alcune con visioni politiche molto diverse, sono state in grado di affrontare le elezioni unite con Jeannette Jara come candidata. Oggi devono definire il loro destino e cercano elementi di affinità per riconquistare parte dell’elettorato. Il PS e il FA competono per l’egemonia della loro area, il che ha portato la presidente del PS, la senatrice Paulina Vodanovic, a dichiarare che il suo partito è di sinistra e non di centrosinistra, senza chiarire il significato di questa differenza. Altri ipotizzano la possibilità di ricostruire l’asse socialista-comunista degli anni Settanta che ha portato alla vittoria l’ex presidente Salvador Allend. Una delle decisioni fondamentali sarà quella se mantenere o meno l’alleanza politica con il PC, che ha una visione diversa della società, dello Stato e della politica internazionale. Inoltre, ha ripetutamente invocato la cosiddetta “discesa in piazza”, o lo “stare con un piede nel governo e l’altro in piazza”, che si è spesso trasformata in scenari di violenza e distruzione da parte di piccoli gruppi radicali. Dal lato socialdemocratico e progressista si sostiene che il percorso per riconquistare la fiducia dei cittadini sarà lungo e che dovrebbero differenziarsi chiaramente dalla visione ideologica del PC, riaffermando il percorso riformista della socialdemocrazia. Sarà un lungo percorso in cui si assisterà all’emergere di nuovi leader e alla definizione del ruolo che, a partire dal prossimo marzo, avrà Gabriel Boric, il quale dovrà mantenere unito un partito in cui stanno emergendo nuove leadership. Esiste anche la possibilità, molto remota, di una “perestrojka” all’interno del PC e si definirà il ruolo che avrà Jeannette Jara nel caso in cui dovesse rimanere in campo. Il PS dovrà optare per una politica di alleanze: con il FA, con il PC o con entrambi, o con i settori progressisti e socialdemocratici a cui appartiene e a cui si è unita la DC. Con quest’ultima sono stati condivisi gli anni di successo della Concertación. Il PPD ha preso l’iniziativa con una proposta concretizzata in un documento in cui si invita alla creazione di una nuova forza che comprenda i settori progressisti dispersi, escludendo i comunisti. Il Parlamento sarà il luogo in cui le forze di sinistra e di centrosinistra dovranno confrontarsi con il governo e con i settori della destra più dura e dove si formeranno diverse alleanze.

La società cilena ha subito profonde trasformazioni caratterizzate dal privilegiare il privato rispetto al pubblico. Ciò è evidente soprattutto in settori come l’istruzione, la sanità e le pensioni, dove l’accesso è determinato dal livello di reddito. Allo stesso modo, l’immigrazione di massa ha portato cambiamenti ed è stata associata all’aumento della criminalità. La paura della criminalità pervade tutti i settori sociali e questo sentimento non è stato interpretato correttamente né dal governo né dai partiti di sinistra. È degno di nota il fatto che i tre candidati di destra fossero sostenitori della dittatura di Augusto Pinochet, e ancora di più che Kast diventerà il primo presidente eletto e al quale la popolazione ha dato un sostegno massiccio che non ha mai nascosto queste simpatie. Ciò conferma, secondo l’accademico David Altman, che la divisione o cleavage che ha caratterizzato la politica cilena per 32 anni, basata sul voto nel plebiscito del 1988 a favore o contro Pinochet, è terminata. Il nuovo punto di riferimento sarebbe il referendum costituzionale del 2022, in cui, a soli sei mesi dall’inizio del governo Boric, è stata respinta a maggioranza la proposta massimalista di una nuova Costituzione presentata dalla sinistra più radicale. In altre parole, la dittatura militare sarebbe stata sepolta e vedremo se questa nuova divisione o cleavage si manterrà nel tempo. Questa tesi è stata rapidamente confutata da un altro accademico, Andrés Dockendorff, il quale sottolinea che, sebbene sembri esserci una correlazione tra il voto a Kast e quello ottenuto nel rifiuto della proposta costituzionale del 2022, non è stata strutturata una continuità tra questi né sono state incorporate le proposte di riforma costituzionale come elemento ideologico dei partiti. Va ricordato che anche settori della sinistra non hanno approvato la proposta costituzionale. Altri studi preliminari sottolineano il peso del voto obbligatorio – pena il pagamento di una multa – per cui cinque milioni di persone che non votavano, provenienti principalmente da settori vulnerabili, lo hanno fatto e in maggioranza per Kast, facendo così emergere un voto conservatore latente. La domanda a cui gli esperti dovranno rispondere è se si sia trattato di un voto ideologico o dettato dalla paura che attanaglia i cileni. Un altro fattore da tenere in considerazione potrebbe essere la stanchezza nei confronti dell’agenda “woke” portata all’estremo da alcuni settori del governo Boric, che ha sostituito funzioni tradizionali, come quella della first lady che si occupava di aspetti sociali, ma anche di tutela delle specie animali, femminismo, ambientalismo, che hanno frenato molti progetti di investimento, “indigenismo” in un Paese in cui solo il 10% della popolazione dichiara di appartenere a una qualche etnia, le questioni di identità di genere, relative al linguaggio e altro. Questa agenda è stata portata all’estremo in alcuni casi, provocando rifiuto e stanchezza. Non che questi temi non fossero sentiti, ma sono stati portati oltre il ragionevole per una società che rimane conservatrice sotto molti aspetti.

In sintesi, la sinistra ha una lunga strada da percorrere per riconquistare la fiducia della popolazione. Il ciclo elettorale di quattro anni è molto breve e già dall’11 marzo prossimo si aprirà la competizione tra coloro che si sentono chiamati a diventare il prossimo presidente o la prossima presidente. Anche la destra e i suoi partiti dovranno affrontare rivalità e competizione in vista delle prossime elezioni. Kast dovrà gestire il gruppo di partiti che lo sostengono, dall’estrema destra al centrodestra, a moderati e gruppuscoli di opportunisti passando per i conservatori religiosi. Se nel governo di Kast prevarranno la prudenza e l’autorità, separando il grano dal loglio, e se si manterranno le promesse fondamentali in materia di sicurezza, frenando l’immigrazione irregolare, facendo crescere l’economia e l’occupazione attraverso l’aumento degli investimenti, salvaguardando i diritti già conquistati, il Cile potrà trovarsi di fronte un ciclo di governi di destra, in qualche modo simile a quello segnato dalla Concertación tra il 1990 e il 2004.