Fabio Porta: Fuga dei cervelli e Riforma elettorale preoccupano anche gli italiani all’estero.

(Foto: nel riquadro Fabio Porta)

Nell’ambito del nostro tradizionale appuntamento mensile con il deputato Fabio Porta (eletto nella Circoscrizione Sud America) abbiamo affrontato il fenomeno della fuga dei cervelli in Italia (circa 600mila in 15 anni), che insieme all’altro fenomeno della denatalità (oltre 200.000 nascite in meno rispetto a inizio millennio), sta creando molte preoccupazioni sul futuro dell’Italia. Prima, però, è stato compiuto un doveroso richiamo al terribile terremoto che ha colpito il Venezuela a fine giugno. Gli altri due argomenti esaminati  nell’intervista riguardano la nuova legge elettorale e le sue conseguenze sulla rappresentanza degli italiani all’estero, e la scarsa attenzione mediatica dedicata in Italia al durissimo regime autoritario vigente in Nicaragua.

Di Rainero Schembri

On. Porta non possiamo non iniziare con una riflessione sul tragico terremoto che a fine giugno ha colpito il Venezuela e molti italo-venezuelani. Cosa si sente di dire?  

Si è trattato indubbiamente di una tragedia di proporzioni immani che ha provocato gravi danni a un Paese a noi vicino anche in virtù della presenza di una delle più grandi collettività italiane al mondo. Esprimo, quindi, la solidarietà personale e del Partito Democratico al popolo venezuelano e ai tantissimi concittadini colpiti dal devastante terremoto. Come parlamentare eletto in Sud America, insieme ad altri colleghi, stiamo facendo il possibile affinché l’Italia continui ad attivare ogni assistenza possibile, senza dimenticare, ovviamente, tutti i nostri connazionali, compresi i detenuti politici drammaticamente reclusi nelle inospitali prigioni venezuelane.

Prendendo spunto della vasta presenza degli italiani all’estero, occorre ricordare che nel mese di giugno la Camera dei Deputati ha organizzato un seminario di studi intitolato “Italia al bivio tra spopolamento e fuga dei giovani”. Cosa è emerso da questo incontro?

Nel documento finale dell’incontro, al quale hanno partecipato parlamentari, rappresentanti istituzionali, esponenti del CGIE, esperti e dirigenti dell’associazionismo italiano,  si è voluto richiamare l’attenzione sull’urgenza di affrontare in modo strutturale il declino demografico del Paese. Nel testo si sottolinea che la contrazione della popolazione residente, dovuta alla denatalità e alla ripresa dell’emigrazione giovanile, produce effetti demografici, economici e sociali, aggravati dall’invecchiamento della popolazione e dallo spopolamento dei piccoli borghi e delle aree montane. La mozione evidenzia inoltre che le politiche di chiusura verso l’ingresso di cittadini stranieri si sono dimostrate inefficaci e che, accanto al sostegno alla natalità e ai giovani che scelgono di restare, sarà necessario un ricorso realistico a nuove popolazioni, accompagnato da percorsi di inserimento stabile.

In estrema sintesi, il documento chiede di rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre e trattenere risorse umane, migliorando servizi, opportunità di lavoro e qualità della vita, e sollecita politiche specifiche per l’ingresso e l’inserimento degli expat, degli italo-discendenti e degli italici, anche alla luce dell’esperienza spagnola. La mozione affida un ruolo essenziale alle Regioni, agli enti locali e all’associazionismo italiano nel mondo e auspica che questi temi entrino al centro del prossimo dibattito elettorale.

Tra i vari argomenti che in questo momento agitano il dibattito político c’è anche quello della reforma della legge elettorale. All’estero molti temono che sussista il rischio che il Parlamento finisca per restringere la rappresentanza degli italiani residenti fuori dall’Italia. Lei cosa ne pensa?

Qualche settimana fa abbiamo celebrato i venti anni dalla nascita della Circoscrizione Estero e dall’ingresso in Parlamento dei Deputati e dei Senatori eletti dalla grande comunità degli italiani nel mondo. Una pagina in chiaro-scuro, dove insieme ad importanti risultati abbiamo assistito a momenti bui come l’approvazione della sciagurata legge sulla cittadinanza. Ai sette milioni di italiani all’estero, la seconda delle venti regioni italiane per numero di abitanti, viene chiesto oggi un supplemento di sacrificio e soprattutto di partecipazione per rispondere in maniera adeguata all’offensiva lanciata contro i nostri diritti.

Le prossime elezioni per i Comites (Comitati degli italiani all’estero) previste per la fine di quest’anno potranno forse essere il primo banco di prova per dimostrare all’Italia repubblicana che i nostri connazionali che vivono fuori dai confini del Paese vogliono mantenere forte il legame con la madrepatria e rispondere in maniera attiva e determinata a coloro che mettono in discussione le nostre conquiste e quindi il principio di uguaglianza tra cittadini previsto dalla Costituzione.

Torniamo al Sud America. Recentemente la Spagna ha dichiarato persona non grata l’ambasciatore nicaraguense Maurizio Gelli, disponendone l’espulsione dal Paese. Si tratta del figlio di Licio Gelli, fondatore della famigerata loggia massonica P2. Di questo fatto si è saputo quasi niente, come poco viene scritto e detto sull’autoritario e violento regime del Nicaragua. Non ritiene che l’Italia debba fare di più?

Non solo l’Italia ma tutta l’Europa dovrebbe far sentire la propria voce. Lo abbiamo ribadito recentemenete all’interno del Comitato permanente sui Diritti Umani della Camera dei Deputati, presieduto dalla collega Laura Boldrini. Il regime guidato dai co-presidenti Daniel Ortega e Rosario Murillo, marito e moglie, continua a rendersi responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, colpendo oppositori politici, attivisti, leader religiosi, rappresentanti delle comunità indigene e semplici cittadini. Una repressione che non si ferma ai confini nazionali, ma coinvolge anche migliaia di nicaraguensi costretti all’esilio. Particolarmente grave è anche la repressione della libertà religiosa. La Chiesa cattolica e altre confessioni religiose sono oggetto di crescenti restrizioni, con limitazioni alle celebrazioni pubbliche, chiusure di istituzioni religiose e provvedimenti nei confronti di sacerdoti e operatori pastorali.

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Video sulle due Italie