Libertà d’informazione per la sicurezza dello Stato Nov15

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Libertà d’informazione per la sicurezza dello Stato

Libertà d’informazione per la sicurezza dello Stato

Dalle disgrazie della vita dobbiamo sempre trarne preziosi insegnamenti se vogliamo che non accadano più. La dolorosa vicenda di Parigi ci ha insegnato che dobbiamo essere sempre vigili nella difesa dei nostri valori e della nostra cultura troppo spesso stupidamente mercificata o, peggio ancora, rinnegata per puro opportunismo in nome del dio danaro. I nostri valori vanno difesi con la buona parola e l’amore per il prossimo, ma di fronte al pericolo di perdere la vita abbiamo l’obbligo naturale (mors tua vitae mea) di difenderci anche con le armi, sia se siamo aggrediti in casa da qualche balordo, sia se siamo aggrediti da fanatici assassini per motivi ideologici, politici o religiosi. “Si visis pacem, para bellum” (se vuoi la pace prepara la guerra) dicevano i latini. L’ISIS va combattuto e distrutto sul campo di battaglia con un esercito formato da tutte le nazioni del mondo civile. Non ci sono altre soluzioni se vogliamo evitare che accadano altre stragi. Ma dobbiamo drammaticamente chiederci: “chi fornisce armi all’ISIS? Ecco che viene alla mente il discorso sulla mercificazione dei nostri valori e della nostra cultura. Purtroppo, tutto ciò che sta accadendo si riconduce allo sfrenato capitalismo neoliberale che ha gettato alle ortiche un secolo di conquiste di diritti civili e politici i quali ci hanno reso più uguali. La responsabilità di ciò che sta accadendo nel mondo è di coloro che continuano a predicare la priorità del “guadagno” su ogni cosa compresi, ovviamente, i valori politici, etici, morali, religiosi, culturali e dell’uguaglianza. In tale ottica, per questa gentaglia, vendere armi e tecnologia all’ISIS è normale. Il capitalismo neoliberale ha teorizzato il comando dell’intero mondo anche attraverso il possesso, in poche mani, dei mezzi di comunicazione (radio, tv, internet, torri telefoniche, satelliti). Su questo versante in Italia, più degli altri Paesi, la battaglia è feroce in quanto i mezzi di comunicazione, unico caso al mondo, sono copiosamente diffusi in tutto il territorio con la presenza di 500 tv locali e 1100 radio che garantiscono una elevatissima sicurezza nazionale per la protezione civile e della democrazia nel caso di possibili attacchi. Non si pensi che noi italiani siamo al sicuro. Occupare la RAI e Mediaset è un giuoco da bambini per qualsiasi golpista o stragista. Occupare 1500 reti locali sparse in tutto il territorio nazionale è impossibile. La battaglia della REA è quella della “libertà d’informazione per la sicurezza dello Stato” svolta tutti i giorni in tutte le sedi la cui sintesi è raccontata nel filmato che vi invito ad ascoltare e condividere su https://www.facebook.com/antonio.diomede.56  Ci stiamo ancora chiedendo qual’ è la posizione dell’attuale dirigenza 5Stelle su questo problema. Sono fiducioso che capiranno. Antonio Diomede