I COSTI DELLO SFRATTO DELLE TV LOCALI Apr20

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I COSTI DELLO SFRATTO DELLE TV LOCALI

IL PRESIDENTE DELLA REA REDARGUISCE L’AUTORITA E PROPONE SOLUZIONI  SUPER PARTES

(lettera inviata in occasione dell’avvio del procedimento per la definizione delle modalità e delle condizioni economiche per la cessione della capacità trasmissiva delle reti televisive)

Egregi,

pur non disponendo di buone notizie per un promettente futuro del comparto televisivo locale, principalmente dovuto alla penalizzante pianificazione delle frequenze e al  discriminante piano LCN, rispondiamo con piacere all’invito espresso nella Vostra PEC del 19 marzo scorso avente per oggetto il “procedimento avviato con delibera n. 85/15/CONS – Richiesta informazioni ed eventuale documentazione”.

Sull’argomento non sappiamo cosa avranno da dire di positivo gli altri soggetti del settore,  ma si assicura che le nostre considerazioni si basano sulla reale fotografia dello stato dell’arte e del sincero pensare della stragrande maggioranza delle emittenti radiotelevisive locali. Potremmo compiacere l’Autorità fornendo dati irreali, ma non faremmo un buon servizio per sperare di uscire dalla drammatica situazione in cui le televisioni locali versano grazie alla miopia della Politica, del MISE e della stessa AGCOM la quale non ha saputo imporsi come istituzione “super partes”. La verità è che noi abbiamo creduto davvero nelle Autorità indipendenti!  La distruzione delle emittenti locali sarà ricordata dalla storia come il progetto reazionario che ha preluso la fine delle libertà costituzionali per affermare le libertà vigilate del mondo  globalizzato nelle Telecomunicazioni.  In tale processo storico, all’Autorità verranno attribuite non poche  responsabilità per aver contribuito a distruggere l’emittenza locale, cioè quel prezioso patrimonio della società dell’informazione intesa come industria della conoscenza che, dagli anni 70,  tanta parte ha avuto per la crescita delle attività economiche, culturali, sociali e professionali dei territori urbani e delle aree metropolitane del Paese.

 L’Autorità ci chiede di fornire le “stime, sia attuali che prospettiche, sulla domanda di capacità complessiva per regione, sull’esistenza di eventuale eccesso di offerta di capacità trasmissiva (indicandone le principali motivazioni), oltre che indicazioni ed elementi utili a valutare i costi medi di gestione delle reti locali e l’ammontare degli investimenti necessari da effettuare sulle reti esistenti e/o nel caso di eventuali implementazione di reti ex novo”. A tal riguardo sapete benissimo che la capacità trasmissiva è un bene patrimoniale immateriale valido se è unita ad un buon LCN e a una frequenza “coordinata”, ossia garantita per almeno venti anni, che non sia compresa nella banda 700 (dal canale 49 al 60). Orbene, quante sono le emittenti locali che possono vantare tali requisiti? Provate a contarle e vi accorgerete che è merce rarissima e con una merce così preziosa, parlare di “eventuale eccesso di offerta”  di capacità trasmissiva di siffatta qualità non è proprio il caso. Al contrario, è abbondante la capacità trasmissiva dei canali non coordinati, interferiti e prossimamente destinati alle Telecoms; cioè di quei canali che, secondo il combinato disposto, MISE e AGCOM, in barba alle disposizioni comunitarie e alle leggi italiane, sono stati assegnati solo alle locali.  Parlare, poi, d’investimenti, è come aver dato uno schiaffo alla “povertà” in cui le locali sono state ridotte: bilanci in rosso e scoperti bancari che vengono tollerati (non sempre) dalle banche grazie all’intervento annuale della 448 (finché durerà).

In conclusione : considerato che l’Autorità deve emettere una delibera per determinare le condizioni economiche per gli assegnatari dei diritti d’uso provenienti dalla dismissione dei canali della 480, l’occasione potrebbe essere propizia per fare una ricognizione preventiva della capacità trasmissiva disponibile nei canali “coordinati” per stabilirne, poi, un prezzo d’affitto super conveniente e con durata (garantita) ventennale. Per le altre frequenze, non coordinate o interferite o in procinto di essere dismesse (es. banda 700), pagare un prezzo d’affitto non ha senso in quanto non hanno né valore di mercato né certezze per il proseguimento d’esercizio quali elementi indispensabili ed inscindibili per la vita dell’impresa. Si potrebbe pensare di accedere a simili  mux semplicemente partecipando alla ripartizione delle spese reali di gestione dell’operatore di rete in base ai Mb/s occupati.  A tal riguardo ci risulta che il costo annuale d’esercizio di  una rete regionale si aggira mediamente sui 200 mila euro che ripartiti sui 19,91 Mb/s fanno esattamente 10.045 euro per Mb/s. Pertanto, considerando lo standard di 3Mb/s necessari per una buona qualità di ricezione delle immagini il costo totale annuale per il mantenimento della rete (comprese le spese per i consumi di energia elettrica, manutenzione ordinaria, fitti delle postazioni) è di euro 30.135. Il predetto costo non comprende i canoni e contributi annuali per l’uso delle frequenze che necessariamente dovranno essere spalmanti su tutti gli utilizzatori della rete. Ma il problema non è completamente risolto in quanto bisognerà valutare, a parte, il costo delle spese sostenute dagli operatori di rete per gli eventuali  (parziali o totali) rifacimenti delle reti. A nostro avviso, anche queste, dovranno in qualche modo essere partecipate dai soggetti che utilizzano la rete. Pertanto, s’impone la necessità di riconsiderare la figura giuridica del nuovo entrante nel mux che, per ovvie ragioni,  non potrà essere quella di “cliente in affitto” . Su tale delicato percorso, sempre che a questa Autorità interessi risolvere la questione seguendo un sano e decoroso percorso di giustizia patrimoniale, chiediamo una consultazione supplementare prima che venga emanata la delibera attuativa della legge  23 dicembre 2014, n. 190.

Crediamo di aver dato una giusta soluzione  sindacale al problema  nella speranza che se ne faccia tesoro per ripensare il ruolo dell’Autorità Garante che non può essere quello fin’ora svolto. Tuttavia, poiché crediamo che emanerete l’ennesima delibera basata su elementi non corrispondenti alla realtà del mercato e del valore (non valore) delle risorse assegnate alle locali,  se ciò accadrà, sappiate già da ora che sarà impugnata davanti al TAR.

Vi ringraziamo per averci dato l’opportunità di esprimere la nostra sincera opinione fondata su fatti concreti e non su velleitarie tesi accademiche.  

San Cesareo, 20 aprile 2015

                                                                                    Antonio Diomede, Presidente REA – Radiotelevisioni Europee Associate