Fatti e Misfatti accaduti nel Mise – Antonio Lirosi si dimetta Feb19

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Fatti e Misfatti accaduti nel Mise – Antonio Lirosi si dimetta

IL NUOVO PIANO DI ASSEGNAZIONE DELLE FREQUENZE AGCOM

  (tra inganni, falsità, bugie e conflitti d’interessi su contributi e frequenze)

Con la Delibera AGCOM 39/19/CONS si è conclusa una importante tappa per l’attuazione del 5G che presuppone la consegna alle compagnie telefoniche delle frequenze UHF dal canale 49 al 60 entro il 2020. Il provvedimento AGCOM si attiene alle ultime disposizioni  indicate nelle leggi di Bilancio 2018 e 2019 sempre più restrittive  quando si tratta di regolamentare l’emittenza locale. Dal  governo del cambiamento ci aspettavamo una inversione di tendenza rispetto alle tendenze neoliberali del passato, ma così non è stato. Ci aspettavamo coraggio, forza e capacità di soluzione del conflitto d’interessi divenuto imperante nel settore della comunicazione radiotelevisiva e della stampa di cui tanto ci  si lamenta ma nulla si fa.

Pensare che il taglio generalizzato all’editoria possa essere lo strumento per debellare la posizione dominante delle grandi Reti è fuorviante quanto iniqua. Le grandi Reti, per definizione, sono di proprietà dei poteri forti  i quali hanno tanta forza economica da non aver bisogno di quegli aiuti che considerano elemosine. Quelle elemosine tagliate anche alle piccole e medie imprese editoriali indipendenti  sono indispensabili per non farle chiudere a tutto vantaggio della strategia dell’accentramento dei mezzi di comunicazione secondo la quale “meno siamo, meglio stiamo”. A questo punto il discorso si fa delicato e ci si chiede: ma il Governo del cambiamento a che gioco sta giocando? Infatti se con il DPR 146/17  il passato governo Gentiloni ci ha consegnati nelle mani degli ingordi oligopolisti,   l’attuale  governo del cambiamento ha saputo fare meglio. Ha saputo togliere la tutela di legge del terzo delle frequenze  riservate  alle tv  locali giustamente  a suo tempo considerata i soggetti più deboli del sistema radiotelevisivo.  La decisione fu appresa al Tavolo TV 4.0 presieduto da Di Maio senza rendere conto del perché e del per come. Avevamo avuto qualche avvisaglia della contrarietà misto a disprezzo di Di Maio quando parlava di emittenza locale, ma mai avremmo potuto immaginare che lui, proprio lui, il promotore della lotta al dominio mediatico dei poteri forti sarebbe stato il boia finale dell’emittenza lasciando sul lastrico migliaia di famiglie per la chiusura di centinaia di piccole e medie imprese editoriali locali. L’azione è tanto più perversa quando si nota una certa  riluttanza di Di Maio nel mettere mano alla modifica del famoso criminale  Regolamento sui contributi, collegato indirettamente alla pianificazione, passato alla storia come decreto “Ammazza Emittenti Locali”.

Il governo del Cambiamento non solo non ha mosso un dito per modificarlo come la REA,  il Consiglio di Stato, le Regioni, le Provincie autonome avevano proposto per renderlo “accettabile”. Ma lo ha fatto proprio fino al punto da sottrarlo al giudizio della Magistratura Amministrativa (TAR) con l’ingegnoso espediente di farne riferimento nella legge di bilancio 2019 in modo tale da renderlo intoccabile se non dalla Corte Costituzionale. In verità questo ricamo  non è opera di Di Maio come persona e come Ministro,  ma  della  famosa “manina” sempre pronta a storpiare ciò che non garba.  Tutto questo succede in quanto nel Ministero dello Sviluppo economico, dal 2001, con l’avvento del Governo Berlusconi, nella dirigenza ministeriale si è diffuso il pensiero neoliberista secondo il quale l’emittenza locale, parificata ai piccoli negozi assorbiti dalle grandi catene commerciali,  andava fortemente compressa in favore delle grandi Reti.   Si potrà mai concepire una attività editoriale, per piccola che sia, ad un negozio commerciale o a una fabbrichetta di cioccolatini? A una emittente radiotelevisiva locale, autentica fabbrica di idee e di coesione sociale sul territorio, si potrà dire “se vuoi esistere vai a cercarti la pubblicità”  quando  sappiamo che non potrà mai essercene abbastanza per occupare 14 dipendenti come richiede il DPR 146/17?  E se qualcuno dovesse  affermare  che ci sono  emittenti che hanno tali capacità  ci dica quante sono e quali sono.  Nomi,  cognomi e bilanci alla mano affinché possiamo segnalarli alla Guardia di Finanza  per le opportune verifiche come quelle che hanno dichiarato di avere decine di dipendenti per entrare nella rosa dei primi  in classifica nella graduatoria contributi 2016.

Questa volta però la Direzione di Viale America l’ha fatta grossa.  Avrebbe nascosto alla valutazione del Consiglio di Stato documenti importanti per indurre i Magistrati al “lasciapassare”  di  quel DPR146/17 falsamente sostenendo di averlo condiviso con le associazioni. Quali associazioni? Quelle che millantano di rappresentare il 98% della categoria, ma che in realtà  è un cartello minoritario formatosi a seguito di interessi economici e lucrativi ben individuati? E’ lo stesso cartello che oggi aderisce ad Auditel e Tvùsat ( https://www.tivusat.tv/pages/tivusat/azienda.aspx ) quelli del bollino blu di DGTvi apposto sul decoder, a loro dire di qualità.? Sono gli stessi che, dandosi reciprocamente una mano con le Reti nazionali,  hanno costituito la TER ossia la nuova Audiradio (http://www.tavoloeditoriradio.it/ ) per accaparrarsi la pubblicità nazionale e locale delle radio con dati di ascolto non certificati. Ma i dati di ascolto, secondo la legge 249/97  non dovrebbero essere  rilevati o certificati dall’AGCOM?

Se è indecente tollerare una situazione del genere nel  settore radiofonico, in quello televisivo, con i dati Auditel che determinano per legge la vita o la morte delle tv locali in quanto legate ai contributi, siamo alla deregolazione massima del conflitto d’interessi in cui soggetti giuridicamente “no profit”, come le associazioni sindacali, formano cartelli “profit”  attraverso la partecipazione o costituzione di società per creare condizioni favorevoli a se stesse per maggiormente beneficiare di quelle risorse. Sarebbe come ritenere lecito che un sindacato dei lavoratori possa far parte del consiglio di amministrazione dell’azienda o che vi partecipi con quote societarie importanti e nello stesso tempo pretenda di esercitare la funzione sindacale  di contrattazione collettiva!  E’ esattamente ciò che è accaduto con il DPR 146/17 dove scandalosamente si legge che il dato della Società Auditel, partecipata da Confindustria Radio Tv sostenuta da Aeranti Corallo nel Comitato Tecnico,  influisce il 40% del punteggio totale!!!! Vale a dire, in alcuni casi, per come è combinato l’algoritmo che determina la ripartizione del fondo, vale  più della forza lavoro. Ma chi sono coloro che  fanno  parte della Benemerita Società  Auditel Srl http://www.auditel.it/chi-e/#soci ? Oltre a tutto il gruppo delle Reti Nazionali, tra i soci,  come già detto,  troviamo Confindustria Radio TV rappresentata da Maurizio Giunco e nel  Comitato Tecnico troviamo Fabrizio Berrini di Aeranti Corallo.

Per dipanare una volta per tutte la questione della rappresentativa nel settore sarebbe opportuno aprire presso il portale AGCOM (www.impresainungiorno.it ) lo sportello “Consultazioni Pubbliche” dove le emittenti possono esprimere il loro parere sui singoli punti posti in consultazione in  modo da comprendere la volontà del  settore a latere delle singole  posizioni associative pur sempre legittime se filtrate dal conflitto d’interessi.  Tuttavia nel caso in questione, documenti alla mano,  la REA in fase di consultazione pubblica sul DPR 146/17 sostenne proprio il contrario con tanto di spiegazioni di merito e proposte alternative, ovviamente, mai ascoltate.   Ma non c’è miglior sordo di chi non voglia sentire. Il Direttore Generale Antonio Lirosi non ha voluto sentire ragioni. Rifiutò una richiesta di audizione formalizzata dalla REA però accettò di buon grado di ascoltare i più docili AERANTI,  Confindustria Radio TV  e ALPI Radio Tv, (rispettivamente nelle persone di Marco Rossignoli e Maurizio Giunco e Luca Montrone) per  incassare solo consensi associativi positivi da giocarsi come carta vincente davanti al Consiglio di Stato, alle Istituzione e alla Politica.

Non sappiamo se tale sleale azione abbia una rilevanza penale nei confronti del Signor Antonio Lirosi  ma,  per non saper leggere e scrivere, preferiamo sottoporre i fatti al Procuratore Generale, Giuseppe Pignatone, affinché li giudichi per quanto di sua competenza. Ed è questa la strada che d’ora in poi adotteremo per qualsiasi atto, norma o comportamento manifestamente compiuto in favore della nota lobby della comunicazione presente nel settore dal 2001.  Intanto, sul piano politico-istituzionale,  la REA, chiede  al Ministro Di Maio le dimissioni di Antonio Lirosi dalle sue funzioni di Direttore Generale Servizi Comunicazioni Elettroniche e Postali in quanto con il suo comportamento avrebbe  ingannato il Consiglio di Stato e  il Presidente della Repubblica che sulla fiducia  ha firmato un decreto (DPR 146/17) tutt’altro che condiviso nella categoria in quanto, come si sta dimostrando nella sua pratica attuazione, profondamente lesivo per il pluralismo, la libertà d’impresa e difesa dell’occupazione.

 

Esiste un’altra sede neoliberista in via Isonzo, 21 sede AGCOM presieduta dal Prof. Marcello Cardani, l’uomo venuto da Bruxelles, su nomina sostenuta da Mario Monti. A giugno scade il suo mandato.  L’AGCOM è la fabbrica delle delibere. E come ogni fabbrica deve fare occupazione con introiti annuali che provengono dagli editori iscritti al ROC e con le salate sanzioni inflitte alle locali, ma difficilmente agli oligopolisti. . Ad esempio il telegiornale non può essere interrotto dalla pubblicità, ma alle Reti Mediaset si consente di farlo non sappiamo in base a quale deroga o strana interpretazione.  Anche questo è un problema sul quale il Procuratore Giuseppe Pignatone  potrebbe  indagare come su  tantissimi programmi spazzatura messi in rete dalle Reti nella fascia protetta. Non sarebbe male se la Procura, attraverso la Polizia Postale, monitorasse i programmi televisivi e radiofonici come “La Zanzara” del Sole 24 Ore per capire quanti atti comunicativi pericolosi per la pubblica decenza vengono tollerati da AGCOM.

Il lavoro sporco delle azioni ispettive alle locali, AGCOM  lo fa fare ai Corecom composto da uomini di poca fattura, trombati dalla politica in cerca di una scrivania per concludere la carriera. Agcom e Corecom vanno ripensanti per la difesa dei diritti degli utenti e delle imprese editoriali. Ma è un’altra storia.  Per dire che in AGCOM vige la regola di  “non muovere foglia che governo non voglia”  . A giugno 2019 scade la presidenza Cardani. Non ne sentiremo la mancanza. Prepariamoci all’alternanza . Uomini validi ce ne sono, basta saperli bene impiegare.

Con questo scenario shakespeariano costruito negli anni dalla grande abilità di quel partito che si è abbuffato di danaro pubblico sparito nel nulla, con la vendita delle frequenze tolte alle locali e con  la svendita dell’articolo 21 della nostra Costituzione,  siamo arrivati alla Terza Rivoluzione Industriale del digitale, per vederci sottoporre dal Governo del Cambiamento, attraverso AGCOM,  un Piano Nazionale delle Frequenze che non appartiene né alla logica del pluralismo radiotelevisivo, né alla libertà d’impresa e crescita dell’occupazione,  né agli interessi dello Stato, tanto meno agli interessi dei cittadini quali legittimi destinatari del diritto ad essere informati in modo pluralista per vivere una vita democratica e civile.

Si poteva cogliere l’occasione per una redistribuzione delle frequenze per un uso efficiente della capacità trasmissiva sulla base della programmazione effettivamente in uso  liberando così preziosi spazi frequenziali da tenere a riserva per i nuovi entranti o da ricavarne importanti entrate per lo Stato. In sostanza la REA aveva proposto di considerare la capacità trasmissiva disponibile con le quindici frequenze UHF coordinate in sede UE; censire i programmi effettivamente trasmessi, sia nazionali che locali; quindi, di pianificare in base agli “esistenti programmi” nazionali e locali. Pianificando in tal modo, ci saremmo accorti che sarebbero bastate sei frequenze per pianificare sia i programmi  nazionali che locali. Invece il nuovo piano  AGCOM, su specifica direttiva del Mise, REGALA:

12 Reti nazionali in banda UHF, di cui una decomponibile per macroaree e una integrata da frequenze della banda III-VHF; pari a circa 400 programmi in DVB-T2 SD estensibili in 600 programmi con la codifica H265 pari a circa 310 programmi in HD.

ASSEGNA:

– 1 MISERA rete locale di 1° livello in banda UHF con copertura di popolazione non inferiore al 90% in ciascuna area tecnica (ad eccezione dell’area tecnica 3 in cui sono pianificate 2 reti locali di 1° livello e delle sub-aree tecniche 4a e 4b in cui sono pianificate ulteriori 3 reti locali di 1° livello);

– 1 MISERA o più reti locali di 2° livello in banda UHF senza vincolo di copertura, nel bacino di riferimento, in ciascuna area tecnica.

In considerazione della configurazione di pianificazione di riferimento (RPC) adottata nel PNAF per le reti locali di 1° livello su ogni rete di 1° livello potranno essere trasportati circa 40 programmi locali in SD o circa 15 in HD. A questi si aggiungono poi, i circa 23 ulteriori programmi SD o circa 8 in HD trasportabili da ciascuna rete di 2° livello senza vincolo di copertura di popolazione nel bacino di riferimento.

Criteri di assegnazione – scandaloso sarebbe utilizzare le graduatoria del DPR 146/17 – Regolamento contributi emittenza locale – per selezionare le emittenti nella assegnazione della capacità trasmissiva e degli LCN.  Considerata la scarsa disponibilità di capacità trasmissiva disposta dal Governo da mettere a disposizione della emittenza locale, per salvare imprese FSMA e posti di lavoro, si spera che nella prima fase di attuazione del Piano, fino alla introduzione della codifica H265, la stessa sia per tutti limitata allo standard DVBT-SD.  Ma la REA ritiene aperta la partita per una battaglia da svolgere fino in fondo per resistere a questa eventuale ulteriore “ingiustizia”.   

Rottamazione –  all’articolo 1, comma 1039, lett. b) Legge di Bilancio 2018, è stato previsto che le emittenti esistenti procedano al rilascio obbligatorio delle frequenze (attualmente detenute) a fronte dell’erogazione di un indennizzo. A seguito di tale “rottamazione obbligatoria”, i nuovi diritti d’uso frequenze DVB-T2 per il servizio televisivo digitale terrestre in ambito locale saranno assegnati dal Ministero dello sviluppo economico, ad esito di apposite “procedure di selezione”, a nuovi operatori di rete (nuovi soggetti rispetto ai precedenti titolari, anche nuovi entranti ed eventualmente anche operatori nazionali purché realizzino reti locali), che metteranno a disposizione la capacità trasmissiva di tali reti per il trasporto di fornitori di servizi di media audiovisivi in ambito locale. Anche tali ultimi soggetti saranno, ai fini del trasporto sulle nuove reti, selezionati sulla base di apposite graduatorie gestite sempre dal Ministero dello sviluppo economico.  Per tali finalità sono assegnate risorse per 230,3 milioni di euro per l’esercizio finanziario 2020 e 73,9 milioni di euro per l’esercizio finanziario 2021.

Si va diffondendo la notizia che il Mise starebbe per valutare la proposta di indennizzare anche Mediaset per  quei canali che dovrà  lasciare per il 5G a suo tempo ricevuti gratuitamente dalla Mammì. Non sarà mica vero!

In tutti i modi, la REA auspica che questa delicata partita, dopo la disastrosa gestione Lirosi, venga gestita da altra persona nella più assoluta  Trasparenza. 

Radio digitale DAB – L’Autorità si è riservata di emettere un provvedimento separato previa consultazione con le associazioni e soggetti interessati.

CONCLUSIONI

Il racconto della presente per dire che nel settore si sono consolidati interessi diversi, profit e no profit,  intrecciati tra loro in modo tale da far felici coloro che per anni li hanno accuratamente coltivati. Il sogno dei neoliberisti si è realizzato. E’ nato “L’IPERMERCATO MEDIATICO NAZIONALE DELLE RADIOTV” dove tutti i mezzi per l’informazione nazionale e locale vengono incanalati in un unico grande centro, nel quale si gestiscono frequenze, contributi e LCN,  per essere lavorati e poi mercificati. La cosa che non si potrà mai digerire è che siano stati quelli del cambiamento stupidamente a inauguralo ufficialmente. Ma non è troppo tardi per capire. Speriamo capiscano.

Il tono di questa lettera-esposto sicuramente non piacerà al Dottor Antonio Lirosi, alle associazioni Aeranti Corallo e Confindustria Radio TV, come non piacerà al neo Ministro Di Maio che sembra non avvertire il risentimento  della sua base (e noi lo siamo ha stragrande maggioranza in quanto abbiamo creduto nel cambiamento). Assicuriamo Lor signori che siamo stati troppi educati ed istituzionali nel rappresentare le vostre manchevolezze. Vi sareste meritati fiumi di “ di latte” versato presso le vostre sedi per come siete stati capaci di ridurre questo settore. Ma se vi ostinate a non cambiare rotta presto verremo a gettare telecamere, microfoni, regie, antenne e trasmettitori  in viale America e Via Molise. Il Reddito di cittadinanza lo lasciamo a voi. Vogliamo lavoro e massima occupazione per noi e per i nostri figli. A presto.

Si invita ancora una volta  il Ministro Luigi Di Maio a convocare la REA per le opportuno modifiche al DPR146/17. Intanto la lotta continua.

Con riserva di esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

San Cesareo, 19 febbraio 2019

Antonio Diomede, Presidente REA