ECCO COME SI POTRA’ PORRE FINE AL MASSACRO DELLE RADIO E TV LOCALI Giu07

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ECCO COME SI POTRA’ PORRE FINE AL MASSACRO DELLE RADIO E TV LOCALI

ECCO COME SI POTRA’ PORRE FINE AL MASSACRO DELLE RADIO E TV LOCALI

(le proposte della REA avanzate all’AGCOM e MiSE mentre continua la silenziosa ma sentita protesta nazionale)

Continua la protesta nazionale delle radio e tv locali contro l’AGCOM e Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) per il massacro del settore forse artatamente messo in atto per decimare la presenza delle voci radiofoniche e televisive libere sul territorio con la complicità di quelle forze politiche che sognano il ritorno al controllo totale dell’informazione per nascondere fatti e misfatti del loro intrigante operato ai danni delle collettività. Se non fosse questo il vero disegno politico che giustifica il massacro delle voci libere del Paese, dovremmo pensare alla loro totale incapacità di governo. Dovremmo pensare che siamo governati da gente, appunto, incapace, sprovveduta ed avventuriera che alla loro incapacità sopperiscono con fiumi di parole e promesse inventate per le occasioni elettorali. Ed è questo il motivo per cui, sui problemi concreti e sulle possibili soluzioni, si sottraggono al confronto con le associazioni serie e competenti come la REA. In questo caso, gli avventurieri, inconsapevoli massacratori, scelgono il “tete à tete” scegliendo interlocutori a loro  congeniali nella falsa speranza di racattare qualche voto in più per vivere fugaci momenti di squallida celebrità per poi lasciare il Paese peggio di come lo hanno trovato. Se così stanno le cose, ci chiediamo, quando finirà questa maledetta cultura politica che ha portato allo sfascio il Paese?  Ci sono speranze per un vero cambiamento? Noi della REA rispondiamo di si, ma alla condizione che vengano recuperati, molto in fretta, il valore dell’onestà e della competenza che si acquisisce mediante un incondizionato sereno confronto con le istanze sane del Paese. Cioè quelle istanze che non sono a rischio di sporchi giochi lobbistici o di particolari interessi personali. Noi della REA lavoriamo duro per mantenere  questi principi. Se da qualche parte della politica c’è qualcuno interessato a questo tipo di cambiamento noi siamo qui per scendere in campo con tutte le nostre forze. Con questi principi, abbiamo presentato all’AGCOM un documento che riteniamo sia risolutivo della grave crisi che attraversa il settore a seguito, appunto, del progettato o inconsapevole massacro delle radio e tv locali. Il documento è (formalmente) indirizzato all’’AGCOM in occasione della consultazione  sulla proposta di ripianificazione delle frequenze televisive a seguito dell’attuazione del D.L. 145/2013 che taglia altri 19 canali all’emittenza locale aggravando la sopravvivenza delle imprese e l’occupazione, ma sostanzialmente è diretto al Ministero dello Sviluppo Economico e al suo Governo. Ecco il testo integrale del documento.

                                                                             AGCOM

                                                                            Direzione Frequenze

                                                                        Ing. Vincenzo Lobianco                                                                              

                                                                        dir.frequenze@agcom.it                                                                                    

                                                                               

Oggetto: Dichiarazioni REA a verbale consultazione PNAF DTT del 23 maggio 2014 in applicazione del DL n. 145/2013, convertito con modificazioni in legge n. 9 del 21 febbraio 2014-05-29 

PREMESSA

La REA ritiene che sia giunto il momento di porre fine alla tragedia vissuta dall’emittenza televisiva locale che ha comportato lo stato prefallimentare di 350  imprese e la perdita di 2800 posti di lavoro per via di una pianificazione/assegnazione del DTT in violazione dell’articolo 8, comma 2, del Testo Unico della radiotelevisione che prevede la tutela dell’emittenza locale con la riserva di un terzo della capacità trasmissiva determinata con l’adozione del piano  di assegnazione delle frequenze per la diffusione televisiva su frequenze terrestri. Inoltre, il principio di pianificazione/assegnazione adottato dall’AGCOM/MiSE secondo l’equivalenza: un canale ex analogico = un canale digitale ha ingessato l’intero sistema producendo un ingente spreco di risorse radioelettriche in violazione dell’articolo 42 del Decreto Legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (Testo Unico della radiotelevisione) con particolare riguardo al comma 5), lì dove afferma che:  “l’Autorità adotta e aggiorna i piani nazionali di  assegnazione delle frequenze radiofoniche  e televisive in tecnica digitale, garantendo su tutto il territorio nazionale un uso efficiente e pluralistico della risorsa radioelettrica, una uniforme copertura, una razionale distribuzione delle risorse tra soggetti operanti in ambito nazionale e locale e una riserva in favore delle minoranze linguistiche riconosciute dalla legge”. Pertanto, se fosse stata rispettata la legge nei termini indicati dal Testo Unico (artt. 8 e 42), alle emittenti locali dovevasi assegnare  un terzo della capacità trasmissiva delle frequenze coordinate, dunque non interferenti con i Paesi confinanti,  pari a circa 166 Mbit/s, oltre alle ulteriori disponibilità di risorse derivanti da frequenze interne utilizzabili per il consolidamento delle coperture territoriali o come gap filler.  Con tale volume di capacità trasmissiva che si raddoppia con in DVB-T2, opportunamente impiegata nelle diverse aree territoriali,  si sarebbero potute utilmente collocare, in primis, a garanzia dell’inalienabile diritto d’informazione e del diritto acquisito d’impresa,  tutte le emittenti locali ex analogiche. La eventuale capacità trasmissiva residua, e di residua ce ne sarebbe stata, poteva essere assegnata ai nativi digitali mediante asta pubblica con grande beneficio per il bilancio dello Stato. In sostanza la REA ritiene che l’Autorità debba predisporre un nuovo piano di assegnazione delle frequenze adottando il criterio di migliore e razionale utilizzazione dello spettro radioelettrico nonché dell’uso efficiente dello spettro che preveda l’assegnazione di porzioni di banda UHF – VHF, espressa in Mbit/s, a singoli soggetti organizzati in forma “condominiale” per la gestione della relativa rete. Ovviamente, un simile assetto comporta un  coinvolgimento responsabile del MiSE, la revisione della Delibera 353/11/CONS (Regolamento DTT) e la costituzione di un Tavolo tecnico-operativo di consultazione permanente tra Autorità-MiSE-Associazioni per esaminare, caso per caso, le immancabili criticità che si presenteranno nell’attuazione della complessa e delicata operazione di risanamento dello spettro radiotelevisivo. Intanto la REA invita l’Autorità a farsi parte attiva presso il MiSE per la verifica dell’uso efficiente dello spettro ai fini dell’iniziale recupero di quella preziosa capacità trasmissiva non utilizzata in sede locale e nazionale (ad esempio canali nazionali privi di impianti o spenti e  canali d’asta del dividendo interno non assegnati),   per farla rientrare nella disponibilità del Pianificatore per la soluzione dei ricorsi pendenti davanti alla Magistratura e per la revisione del piano in attuazione del D.L. 145/13 e dell’ imminente rilascio di buona parte della banda 700 annunciato dal MiSE.

 

CRITICITA’ RELATIVE ALLA REVISIONE DEL PNAF IN APPPLICAZIONE DEL D.L. N. 145/2013 –

Ferma restando quanto espresso nella premessa, le criticità emerse a livello regionale in seguito alla proposta di revisione del PNAF in applicazione del DL 145/13, sono le seguenti.

1)      Le interferenze lamentate dai Paesi confinanti dovranno essere accertate e monitorate per un effettivo utilizzo dei canali loro assegnati secondo le norme  ITU e nel caso di insufficiente rapporto di protezione, il MiSE italiano, dovrebbe tentare una compatibilizzazione ai fini sia dell’uso efficiente dello spettro sia della ottimizzazione delle risorse in campo Europeo ed in particolare del versante Adriatico e Mediterraneo agendo sui sistemi radianti e sulle potenze di emissione delle stazioni interessate. A tal riguardo la posizione italiana dev’essere decisamente rispettosa dei Patti di coordinamento ma altrettanto ferma nel pretendere in ambito europeo il principio del corretto uso della risorsa coordinata.

2)      Pertanto, la semplice segnalazione d’interferenza (accertata) proveniente da un Paese confinante provocata da un determinato sito italiano, non può determinare lo spegnimento della relativa frequenza in tutta la regione. In tali casi il Pianificatore ha il diritto-dovere di farsi parte attiva presso il MiSE invitandolo a trovare le soluzioni tecniche adeguate prima di mettere mano a nuove procedure di pianificazione.  Potrebbe essere il caso, ad esempio della Puglia per le presunte interferenze segnalate dalla Croazia per segnali provenienti dal Gargano. Ma casi simili sono presenti anche in Sicilia, Marche e Veneto.

3)      Le precauzioni suggerite nei punti 1) e 2), oltre tutto, sono indispensabili per la tutela delle emittenti italiane a salvaguardia degli ingenti investimenti effettuati per la realizzazione delle reti digitali consistenti in centinaia di milioni di euro per lo più presi a prestito dalle banche o provenienti da finanziamenti  regionali o europei.

4)      A tal riguardo si evidenzia che i finanziamenti ottenuti dalla Comunità Europea sono vincolati, per i cinque anni successivi alla chiusura del Bando, sia all’utilizzo delle attrezzature acquistate con i predetti fondi sia al mantenimento delle unità lavorative. Ad esempio, nel caso della Puglia tale vincolo scade il 31 dicembre 2019. Pertanto, poiché è impensabile contravvenire alle disposizioni dei bandi, pena il rimborso totale di quanto ricevuto dalla C.E., non rimane altro che esaminare caso per caso le possibili soluzioni per la continuità di esercizio delle emittenti interessate allo spegnimento del canale non escludendo, come già detto,  un’azione preventiva di compatibilizzazione con il Paese confinante;

5)      La situazione della Sicilia, come la Puglia, è tra le più drammatiche. Già a gennaio scorso i canali 38 e 43 sono stati ridimensionati mentre rimane irrisolto il conflitto con la Regione Calabria relativamente all’uso dei canali 29,43,45,53. La nuova proposta di pianificazione prevede lo spegnimento dei canali 28, 31 e 45 per tutelare Malta. A conti fatti dei 18 canali originariamente previsti ne rimangono 12. Ciononostante, con un’operazione di risanamento dello spettro, pianificando con la capacità trasmissiva disponibile, si potrebbe soddisfare l’intera emittenza locale della regione soprattutto in previsione del T2.  Permanendo questo caos e questo sperpero di capacità trasmissiva ciò non è possibile. Ad esempio, sul 23, 41 e 57 trasmettono gli stessi fornitori di contenuti contro i 18-30 che si potrebbero veicolare con il T1 e i 36-60 con il T2.   Analoga situazione si ritrova sul canale 22 che veicola una sola tv . Nella fascia delle tv nazionali troviamo impegnati i canali 42 e 44  per trasmettere lo stesso bouquet su entrambe le frequenze. Che dire del  canale 32 assegnato ad una nazionale, ma tenuto spento?  Di fronte a tale caotica situazione chiediamo all’Autorità: com’è possibile in Sicilia, come altrove, gestire una rete televisiva locale “come impresa” senza il riconoscimento e il rispetto istituzionale per gli investimenti effettuati e l’occupazione? Tagliare la Sicilia in base a una ipotetica poligonale indicata nel grafico di pianificazione, oltre la quale con i canali 28, 31 e 45 è vietato fare servizio, non è condivisibile per la semplice ragione che verrebbero abbattute oltre il 30% delle tv locali siciliane. Tra l’altro non si comprendono le motivazioni per le quali i siti a sud della Sicilia debbano essere esclusi e non modificati per irradiare le zone di competenza.  Tale decisione sembra persecutoria. E’ come dire: o chiudi l’attività con il volontario rilascio della frequenza dietro un imprecisato compenso o ti facciamo  chiudere con la forza;

6)      Nelle Regioni FVG e Veneto le locali perdono altri 5 canali (22 -29 -34 -39 – 45) mentre non si trova  la soluzione per quelle emittenti  assegnatarie di canali già “persi” in precedenza (ad esempio Canale 6 TVM) e per le emittenti delle minoranze linguistiche tutelate dalla legge come Telemare e RatSloga. . Anche in questo caso, adottando  il criterio di ottimizzazione e uso efficiente dello spettro mediante la distribuzione della capacità trasmissiva, la soluzione dei contenziosi giudiziari è a  portata di mano 

7)      La delibera 451/13/CONS riassegna e definisce risorse coordinate a livello internazionale per il completamento delle reti RAI su tutta la fascia adriatica. Infatti, sono state assegnate alla RAI frequenze diverse tra regioni confinanti oltre alle risorse integrative. Per il più volte richiamato articolo 42 del T.U. sull’uso efficiente dello spettro, si chiede di poter condividere le frequenze RAI coordinate nelle regioni ove queste siano parzialmente utilizzate. Ad esempio in Puglia si chiede di disporre del canale 24  nella parte sud della regione, dato che è solo canale di protezione per la Basilicata, e nella parte nord l’utilizzo per il  Molise. Lo stesso dicasi per il canale 35, inizialmente assegnato in Sicilia alle locali, poi sottratto d’imperio dal MiSE per assegnarlo alla RAI Calabria in sostituzione del canale VHF 7 creando notevoli disagi sia tecnici che economici;

8)      La REA invita l’Autorità a considerare i negativi “effetti collaterali” della  pianificazione che gravano non poco sui bilanci delle imprese e sulla loro stessa esistenza, quali: 

a)      l’urgentissima necessità di sollecitare il MiSE ad adeguare il Regolamento sulla assegnazione dei contributi (ex legge 448/98 – DM 15 ottobre 2012) con la Delibera 353/11/CONS (art. 3, comma 1) nella parte in cui i fornitori di contenuti ex analogici, dalla data dello switch off, non sono più tenuti a mantenere i requisiti di capitale sociale e numero dipendenti. Si evidenzia che in mancanza di tale adeguamento le emittenti non troverebbero alcun interesse al rilascio volontario delle frequenze in quanto, una volta lasciata la rete e divenuti semplici fornitori di contenuti, secondo l’interpretazione del MiSE, perderebbero il diritto di partecipazione ai relativi bandi per l’assegnazione dei contributi;

b)       Per sanare le crepe del sistema radiotelevisivo italiano occorre con estrema urgenza dirimere, una volta per tutte, il contenzioso sulla pianificazione LCN. Pertanto la REA auspica che venga risolta  la questione della collocazione sul telecomando digitale dell’emittenza locale storica dal n. 8 in poi senza soluzione di continuità come richiesto a gran voce da tutte le associazioni per i diritti acquisiti già con il telecomando analogico. A tal proposito si invita l’Autorità ad adempiere con urgenza  alla richiesta del Consiglio di Stato di una relazione (numero affare 35/2014 – adunanza del 19 febbraio 2014) sul ricorso presentato dalla REA e da altre 17 emittenti televisive sulla modifica della Delibera LCN n. 237/13 relativa alla posizione delle locali sul telecomando;

c)       La REA pone all’attenzione dell’Autorità, nel caso di riassegnazione delle frequenze,  la necessità di usare le stesse modalità dello switch off (clok per la risintonizzazione  dei televisori e dei decoder con adeguata pubblicizzazione regionale) al fine di minimizzare i disagi conseguenti al cambio frequenza;

d)      A seguito delle modificazioni intervenute dopo lo switch off e nelle successive fasi di ripianificazione  sarebbe opportuno rifare le graduatorie per l’assegnazione delle frequenze prevedendo la priorità alle forme consortili e/o condominiali e limitando il rilascio delle abilitazioni/autorizzazioni a max due per ogni soggetto partecipante che fa capo al medesimo gruppo societario;

e)      Stante la crisi economica generale del Paese e la coincidente crisi del settore, i bilanci delle tv locali non sono in grado di  affrontare  ulteriori spese per gli eventuali cambi di frequenza (adeguamenti degli impianti di trasmissione, ponti di collegamento, sistemi radianti, ecc) pertanto la REA invita l’Autorità a sollecitare forme di rimborsi delle spese senza dei quali le operazioni di ripianificazione non saranno possibili;

Con riserva di richiesta dei danni a carico dell’Autorità e MiSE,  valutati in circa 700 milioni di euro,  per le violazioni di legge commesse.

San Cesareo, 03 giugno 2014

                                                 REA, Radiotelevisioni Europee Associate

                                                      (Il Presidente, Antonio Diomede)