DOPO LA STRAGE DI STATO DELLE TV LOCALI – EMENDAMENTO SEGRETO DI GIACOMELLI SULLA RADIO Apr04

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DOPO LA STRAGE DI STATO DELLE TV LOCALI – EMENDAMENTO SEGRETO DI GIACOMELLI SULLA RADIO

DOPO LA STRAGE DI STATO DELLE TV LOCALI – EMENDAMENTO SEGRETO DI GIACOMELLI SULLA RADIO

(Il Parlamento deve sapere – il sospetto è che sia stato scritto da RTL ) 

Dopo la strage di Stato delle tv locali, il Governo si è buttato a capo fitto nel voler estendere lo sterminio alle Radio private.  Così, puntualmente, dall’Ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico, è partita una missiva riservatissima indirizzata alla Direzione Generale per le Comunicazioni – di viale America con la quale si chiede il parere per modificare il Testo Unico sulla Radiotelevisione con il seguente emendamento: “All’articolo 24, comma 3, del decreto legislativo 177/2005, le parole “quindici milioni” sono sostituite dalle seguenti “venticinque milioni”. 

Vediamo di cosa si tratta 

La Mammì prevedeva la diffusione dei programmi radiofonici delle emittenti  locali fino a max 10 milioni di popolazione. La Legge Gasparri (112/2004) innalzò il tetto a 15 milioni di popolazione istituendo, di fatto, una nuova tipologia di emittenza “medio-grande” collocata tra la locale e la nazionale non contemplata dalla Mammì. Quella decisione, fu guardata con il sospetto di un accentramento dei mezzi di comunicazione, ma in compenso la Legge Gasparri prometteva l’avvio della Radio digitale DAB sostenuto economicamente dallo Stato che avrebbe consentito a tutte le radio, piccole e grandi, di lavorare senza disturbi e con grandi estensioni di territorio. Inoltre, con l’avvio della Radio digitale si prometteva la sognata realizzazione del Piano di Assegnazione delle Frequenze a MF. Come ben si sa nulla di tutto ciò contemplato nella legge Gasparri è stato realizzato, mentre i Governi successivi provvedevano a distruggere le tv locali.

La situazione odierna (dopo 26 anni dalla Mammì e 12 anni dalla Gasparri)  

Il settore radiofonico è in grave sofferenza per due fondamentali ragioni:

  • per la mancata pianificazione delle frequenze da parte dell’AGCOM che se rapidamente attuata sarebbe in grado di dare certezze di lavoro concreto alle emittenti locali per mantenere l’occupazione e il diritto al cittadino di “informare ed essere informato” sugli avvenimenti politici, culturali, religiosi, sportivi, sull’informazione del territorio in cui vive. Ai fini dell’uso efficiente dello spettro, la pianificazione dovrà prevedere la tecnologia isofrequenziale in ambito provinciale, regionale e nazionale;
  • per il caos determinato nel mercato della pubblicità dovuto alla rinuncia AGCOM di regolamentare il rilevamento delle indagini di ascolto.

Il catasto delle frequenze radiofoniche – presentazione prevista per il 13 aprile 2016

Nel frattempo, tra queste due incontestabili ed improrogabili esigenze, si è inserita l’AGCOM con l’iniziativa di procedere nella costituzione del “catasto nazionale delle frequenze FM”. Tale iniziativa potrà essere una buona cosa solo se sarà propedeutica alla promessa pianificazione della FM altrimenti il catasto finirà per essere un pericoloso strumento utilizzato da quei gruppi radiofonici consolidati ed emergenti per meglio navigare nel caos dello spettro FM in modo da precostituire un loro arbitrario ordine dell’etere annettendo frequenze e bacini fino a raggiungere i 25 milioni di popolazione come proposto dall’emendamento Giacomelli. Un simile progetto sarebbe diabolico! Non vogliamo neanche immaginarlo, ma se ciò accadesse verrà considerato da codice penale per associazione a deliquere tra Politica, MiSE e Autorità. 

Il segretissimo emendamento Giacomelli in dettaglio 

Non vogliamo fare fantapolitica. Vogliamo solamente portare alla luce un inquietante sintomo di ciò che potrebbe accadere raccontando un episodio realmente accaduto e tuttora in itinere tra Ufficio Legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico (parte politica) e la Direzione Generale per le Comunicazioni di viale America (parte amministrativa). Nei giorni scorsi, la Parte politica del Mise, ha richiesto alla Parte amministrativa un parere “riservato” sulla possibilità di elevare la diffusione dei programmi radiofonici locali da 15 milioni a 25 milioni di popolazione per praticamente consentire ai gruppi editoriali medio-grandi consolidati e nascenti, tipo RTL Radio Zeta l’Italiana, di crescere all’infinito fino ad insidiare il lavoro delle Reti nazionali storiche rastrellando frequenze e territori all’emittenza locale. In sostanza è un’operazione di ulteriore accentramento del mezzo radiofonico nelle mani di pochi così come si è fatto con il massacro di Stato delle tv. L’emendamento Giacomelli è accompagnato da una serie di banali motivazioni ma la più esilarante e’ la seguente “….con questo escamotage, gruppi di emittenti radiofoniche locali stanno tentando di superare il ristretto ed inefficiente ambito locale per estendere le proprie platee e fare concorrenza alle emittenti nazionali in modo efficiente e strutturato” . Una simile affermazione, per essere seria, dovrebbe essere accompagnata da uno studio documentato con indagini di mercato, ascolti reali, fatturati, occupazione, quantità e qualità di programmazione delle 1171 emittenti locali che diffondono programmi a utilità sociale dove neanche la rete RAI regionale riesce a fare. Lo studio, poi, per essere credibile, dovrebbe essere anche accompagnato da un progetto tipo di programmazione di una radio che copre 25 milioni di abitanti per capire se si tratta ancora di una radio locale al servizio del cittadino o di un network a programmazione omologata del quale il Paese non ne ha bisogno stante la presenza di ben 13 di Reti nazionali, appunto, ben strutturate.

Conclusioni

Ci risulta che la Direzione per le Comunicazioni di viale America, sia alquanto contraria a dare il via libera all’emendamento Giacomelli con il quale ha dimostrato, ancora una volta, di essere inadeguato rispetto alle reali esigenze del settore radiofonico, e peggio ancora, televisivo. E’ trascorso più di un anno da quando promise al settore una legge di sistema. Non solo non c’è traccia di alcun disegno di legge, ma propone peggioramenti al caos esistente senza rendersi conto di ciò che fa. Se è in buona fede non deve fare altro che formulare un emendamento per pianificare con la massima urgenza possibile sia la Radio FM per farla uscire dal caos interferenziale, sia la TV in previsione delle nuove tecnologie del DVB – T2 piuttosto che interessarsi di alcuni specifici interessi estranei al processo di rinnovamento del Paese.

San Cesareo, 04 04 2016

REA – Radiotelevisioni Europee Associate

NB l’emendamento segreto di Giacomelli è a disposizione di chiunque lo richieda a info@reasat.it